
C’è chi pensa che se non usi un LLM per scrivere la lista della spesa o per decidere che tipo di filamento PLA usare per la tua prossima stampa 3D, allora sei rimasto all’era del floppy disk. Ma la verità è che l’hype sta iniziando a sgonfiarsi, o almeno, la gente sta iniziando a capire che non tutto richiede un modello da miliardi di parametri.
Recentemente è uscito un paper interessante che mette nero su bianco quello che noi, che passiamo le notti a compilare codice o a rifinire mesh su Blender, sappiamo già: il consumo di AI è come quello della carne. C’è chi ne va matto, chi cerca di limitarla per non far degenerare la qualità del proprio lavoro e chi, molto giustamente, preferisce evitarla come la peste. Non siamo tutti schiavi dell’algoritmo, e non dovremmo esserlo.
Il punto non è essere tecnofobi (perché, diciamocelo, quando riesco a far girare un modello locale per automatizzare un task noioso, mi sento un dio), ma è una questione di tool appropriati. Usare l’AI per generare un asset procedurale in un gioco fatto con Godot può essere una svolta; usare l’AI per scrivere la logica fisica di un engine è il modo più veloce per ritrovarsi con un bug che non potrai mai debuggare perché non capisci cosa sta succedendo sotto il cofano.
Per noi che amiamo smontare le cose, il problema vero è il ‘black box’ che l’AI porta con sé. Se sto costruendo una CNC o una macchina per il riciclo di plastica, voglio sapere esattamente perché un parametro è impostato in quel modo. Non mi serve una risposta tipo ‘lo ha deciso il modello’. Il rischio del vendor lock-in e della perdita di controllo sulla logica fondamentale è una minaccia reale alla nostra libertà di maker.
Quindi, alla prossima ondata di marketing che vi promette che l’AI risolverà anche il problema della gravità, sorridete pure. Continueremo a usare i nostri script Python, le nostre vecchie librerie C e il nostro buon vecchio cervello per risolvere i problemi veri. L’AI è un modulo, un plugin, un tool in una cassetta degli attrezzi enorme. Ma la cassetta, e soprattutto le mani che la usano, restano nostre.
