Agent di coding e il grande paradosso del ‘perché l’abbiamo fatto così’

Agent di coding e il grande paradosso del 'perché l'abbiamo fatto così'

Avete presente quella sensazione di euforia quando un pezzo di codice che stavate scrivendo da tre giorni viene generato in trenta secondi da un agente AI? È un trip pazzesco, lo so. Sembra di avere un superpotere. Ma c’sè un problema: scrivere codice sta diventando una commodity, quasi quanto il caffè che ci permette di restare svegli a smanettare su un progetto CNC alle tre del mattino.

Recentemente è uscito un pezzo interessante su how coding agents stanno cambiando le carte in tavola. Il punto non è che ora scriviamo più velocemente (anche se è vero, e pure di brutto), ma che il collo di bottiglia si è spostato. Prima il limite era la nostra capacità di digitare, di scegliere il framework giusto, di non incartarci nella sintassi. Ora? Il limite è la capacità di comunicare una specifica che non faccia sembrare l’agente un idiota.

Il concetto è semplice: il codice è solo il residuo di un processo di negoziazione umana. È quello che resta dopo che un gruppo di persone ha smesso di litigare su cosa il software debba effettivamente fare. Se gli agenti rendono la scrittura del codice quasi gratis, ci ritroveremo sommersi da una quantità di feature, prototipi e tool interni inutili che non avremmo mai avuto il coraggio di costruire prima. È il Paradosso di Jevons: più una risorsa diventa economica, più ne consumiamo. In questo caso, consumeremo una quantità di ‘codice inutile’ che farà impallidire qualsiasi repository legacy.

E qui arriva la parte che scotta per noi che amiamo il controllo: il ‘context’. Noi nerd sopravviviamo grazie all’osmosi. Sappiamo che quel modulo è scritto male perché tre anni fa c’era un bug critico che non potevamo risolvere in altro modo, o che quella funzione è così strana perché doveva integrarsi con un vecchio sensore che ormai non esiste più. Tutto questo non è scritto in nessun README. È nel nostro cervello, nelle discussioni su Slack, nei commit messaggi criptici.

Gli agenti non hanno l’osmosi. Se non glielo dici esplicitamente, loro ti daranno una risposta che sembra perfetta ma che distrugge tutto il resto. La sfida del futuro non sarà saper programmare meglio, ma saper documentare (con fatica!) il ‘perché’ delle cose.

Per noi maker e sviluppatori, questo significa che la vera skill non sarà più la sintassi, ma la capacità di progettare sistemi, definire criteri di accettazione e, soprattutto, avere la disciplina di dire ‘no’. Perché se l’AI può generare tutto, il rischio è di creare un mostro di complessità senza senso, un labirinto di feature che non servono a nessuno.

Quindi, meno hype sulla velocità di scrittura e più focus sulla qualità del pensiero. Se non sai cosa stai costruendo, l’agente ti aiuterà solo a fallire molto più velocemente.

Source: The bottleneck was never the code

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