
Il codice scritto da un essere umano ha un profumo tutto suo: un mix di logica, creatività e, onestamente, anche di errori stupidi che però hanno un senso. Il codice generato da un LLM, invece, ha l’odore di un panino al microonde dimenticato in ufficio: sembra cibo, ma non ha anima.
Recentemente è uscito un post di Miguel Grinberg che mi ha lasciato un retrogusto amaro, tipico di quando trovi un bug critico in una libreria che usi da dieci anni. Miguel sta vivendo quello che Cory Doctorow chiama ‘reverse centaurism’. Se il centauro classico è un umano che usa la tecnologia per potenziare le proprie capacità, il centauro al contrario è un umano che funge da marionetta per macchine senza cuore. In pratica: l’IA scrive il codice, e l’umano si limita a fare il lavoro sporco di controllare se quella massa informe di sintassi corretta ma priva di contesto rompa tutto il resto.
Il problema non è l’uso dell’IA come supporto (chi di noi non ha mai usato Copilot per non riscrivere tre volte lo stesso ciclo for?). Il problema è il ‘drive-by pull request’. Gente che, senza leggere neanche le linee guida, lancia una bomba di codice generato da ChatGPT direttamente nel repository, sperando che il maintainer faccia il lavoro di debugging al posto loro. È il regno dello ‘slop’, quel codice inutile, superfluo e spesso non richiesto, che inonda le repository open source.
Per noi che amiamo smanettare, che passiamo le notti a modellarci un pezzo in Blender o a configurare una CNC per riciclare il PET, il valore sta proprio nel processo. Il valore sta nel capire *perché* quella modifica è necessaria. Quando ricevi una PR che è solo un copia-incolla di un prompt, non stai ricevendo un contributo, stai ricevendo un compito a casa non richiesto.
Miguel ha preso una posizione drastica: chi non porta una prova di coinvolgimento umano, chi non discute prima l’issue, viene ignorato. E onestamente? Lo capisco benissimo. Se vogliamo che l’Open Source rimanga un ecosistema vivo e non una discarica di script generati per puro caso, dobbiamo proteggerlo dalla pigrizia algoritmica.
Non lasciamo che il coding diventi un esercizio di ‘prompt engineering’ passivo. Se hai un problema con un progetto, apri un’issue, scrivi con le tue parole, spiegaci il bug. Non sprecarci i token e non sprecare il nostro tempo. Alla fine della fiera, preferisco mille volte un bug scritto da un umano che una soluzione ‘perfetta’ ma priva di senso scritta da un server in un data center sperduto.
Source: I Am Not a Reverse Centaur
