
Quante volte vi è capitato di trovarvi davanti a un capolivolo digitale, con ore di progressi e skin rare, solo per scoprire che i server sono stati spenti perché il publisher ha deciso che il prossimo titolo ‘monetizzabile’ è più interessante? È la classica dinamica del ‘service-based gaming’ che trasforma i nostri acquisti in semplici affitti a tempo indeterminato.
Ma la California ha deciso di alzare il tiro. È emerso un nuovo disegno di legge che punta dritto alla gola dei grandi publisher. L’idea è semplice quanto rivoluzionaria: quando un gioco online decide di andare in pensione, le aziende non potranno più limitarsi a staccare la spina e sparire nel nulla. Dovranno offrire una patch per permettere il play ‘indipendente’ (ovvero offline) o, in alternativa, rimborsare i giocatori.
Senza troppi giri di parole: è una guerra aperta al modello ‘Games as a Service’ che sta uccidendo il concetto stesso di possesso digitale. Per noi che amiamo il retrocomputing e la conservazione digitale, questa notizia è come trovare un modulo di memoria funzionante in un vecchio PC che credevi morto. È una vittoria per la conservazione della cultura videoludica.
Certo, c’è da capire come implementarlo tecnicamente. I publisher inizieranno a piagnucolare sul DRM e sulla sicurezza, sostenendo che una patch offline renderebbe il gioco vulnerabile ai cheat. Ma onestamente, chi si cura dei cheat in un gioco che non può più connettersi a un server centrale? Il problema vero è il vendor lock-in: l’idea che la tua libreria sia solo un elenco di permessi revocabili a piacimento da un manager in una suite di vetro a San Francisco.
Per chi di noi ama smanettare, l’aspetto più eccitante è la possibilità di avere patch ‘indipendenti’. Immaginate il potenziale per la community: una volta che il server ufficiale muore, un gruppo di modder potrebbe prendere quel codice, pulirlo e renderlo giocabile in locale, preservando un pezzo di storia. È lo stesso spirito con cui recuperiamo vecchi arcade o facciamo girare emulatori su hardware moderno.
Speriamo che questa legge passi e che non resti solo un bel pezzo di carta. Perché se continuiamo a accettare che il software sia solo un servizio temporaneo, tra dieci anni non avremo più nulla da archiviare, solo un mucchio di link interrotti e account disattivati. È ora di rivendicare il diritto di possedere davvero i nostri bit.
Source: California bill would require patches or refunds when online games shut down
