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“title”: “L’ironia del destino (e dei dipartimenti HR): Google ti licenzia perché sei troppo bravo”,
“excerpt”: “Cosa succede quando crei uno strumento fantastico che rende la vita più facile, ma che non rientra nei piani di monetizzazione dell’azienda? Spoiler: ti mandano a casa.”,
“content”: “C’è un modo tutto loro di dire ‘grazie per il tuo contributo’ che non trovo particolarmente gratificante. Se pensavate che la meritocrazia fosse il motore che fa girare il mondo tech, preparatevi un caffè forte, perché la realtà è decisamente più cinica.nnRecentemente è trapollata una storia che farebbe impallidire anche lo sceneggiatore di un episodio di Black Mirror: un developer di Google è stato licenziato proprio perché ha creato una CLI (Command Line Interface) per Google Workspace. Sì, avete letto bene. Mentre noi passiamo le serate a cercare di automatizzare ogni minima noia tramite terminale, i piani alti di Mountain View hanno deciso che quel tool era… diciamo così… fuori target.nnPer chi non mastica abbastanza Bash, una CLI è il sogno proibito di ogni sysadmin o dev che si rispetti. Invece di cliccare compulsivamente su interfacce web pesanti, piene di pubblicità e script che rallentano il browser, ti siedi lì, digiti un comando e la magia avviene. È pulito, è veloce, è efficiente. È esattamente il tipo di workflow che rende la vita un piacere.nnMa ecco il punto: per i giganti del software, l’efficienza non è sempre la priorità. La priorità è che tu rimanga dentro il loro ecosistema, cliccando, guardando, interagendo con le loro interfacce standardizzate. Creare uno strumento che permette di bypassare la UI ufficiale significa, in un certo senso, rompere quel recinto invisibile che li tiene al sicuro. È come se l’azienda volesse che tu usassi solo il loro telecomando proprietario, e tu, con la tua piccola utility, hai provato a costruire un telecomando universale che funziona troppo bene.nnCerto, non siamo in Italia dove forse le dinamiche sindacali avrebbero reso la faccenda un po’ più complicata (o almeno un iter burocratico infinito), ma il messaggio che arriva da questa mossa è chiaro e universale: non inventare soluzioni che rendano il tuo lavoro troppo semplice se queste non servono al nostro piano di marketing.nnÈ una notizia che fa rabbia, perché colpisce proprio l’anima del movimento maker e dev. Quel desiderio di prendere qualcosa di esistente e renderlo migliore, più agile, più ‘our way’. Se ogni volta che un dev trova un modo geniale per ottimizzare un workflow viene punito, il futuro della tecnologia sarà solo un enorme, lento e inutile catalogo di click obbligati.nnAlmeno, possiamo dire che ora quel dev è libero di rendere quel tool open source e farlo girare dove gli pare, senza dover chiedere il permesso a un comitato di executive in giacca e cravatta. Se la libertà non viene da questo, non so cosa venga.”,n”tags”: [“Google”, “TechNews”, “SoftwareDevelopment”, “CLI”, “CorporateCulture”],n”image_prompt”: “A digital art illustration in a cyberpunk, gritty style. A silhouette of a programmer sitting in front of multiple glowing monitors in a dark room. On the screens, lines of green code are being interrupted by a large, red, corporate ‘Access Denied’ stamp. The atmosphere is melancholic and rebellious, with neon blue and deep red lighting, capturing the tension between individual creativity and corporate control.”n}

Source: Fired by Google for creating the Google workspace CLI

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