
Immaginate di aver costruito la vostra base operativa perfetta, con ogni vite al suo posto e ogni script che gira senza intoppi, per poi scoprire che il proprietario del terreno ha deciso di raddoppiare l’affitto e, di bonus, ha cambiato anche le serrature di tutte le porte.
Sembra la trama di un episodio di Black Mirror, ma è esattamente quello che sta succedendo nell’ecosistema della virtualizzazione. Secondo un recente sondaggio riportato da Ars Technica, ben il 90% degli utenti VMware sta attivamente esplorando alternative. E no, non è perché hanno improvvisamente scoperto la passione per il minimalismo o per il fare tutto via SSH su un Raspberry Pi sperduto in garage. Il motivo è piuttosto banale, o meglio, terribilmente concreto: i costi delle licenze sono diventati insostenibili.
Dopo le recenti acquisizioni e i cambiamenti radicali nel modello di business, VMware è passata dall’essere lo standard affidabile a un incubo contabile per qualsiasi IT manager che abbia un briciolo di rispetto per il proprio budget. Quando i costi salgono a livelli che sembrano decisi da un cattivo di un film Marvel in fase di crisi di nervi, la tentazione di guardarsi intorno diventa irresistibile.
Certo, c’è un grosso «ma» che tiene molti con i piedi per terra. Non è che basti switchare tutto su KVM o Proxmox con un semplice comando ‘apt upgrade’ e via. La complessità operativa è il vero muro. Spostare intere infrastrutture critiche non è come migrare un database da Docker a Kubernetes; è un lavoro sporco, rischioso e che può mandare in crash tutto il sistema se non lo gestisci con la precisione di un chirurgo che ha appena bevuto tre espresso.
Per noi che viviamo in Italia, la questione ha un sapore particolare. Anche se le decisioni strategiche di questi colossi americani sembrano lontane dai nostri uffici, l’impatto sui costi delle infrastrutture locali è reale. Se un’azienda italiana, che già lotta con una burocrazia che farebbe sembrare l’universo di Dune un gioco da ragazzi, si trova a dover pagare cifre astronomiche per software che prima gestiva con serenità, il rischio di fallimento o di tagli drastici è dietro l’angolo.
In sintesi: il mondo sta cercando di scappare da una prigora dorata (e costosissima), ma le catene sono ancora molto pesanti da rompere. Restiamo in attesa di vedere chi sarà il primo grande player a dichiarare la vittoria e rendere l’open source non solo una scelta etica, ma una necessità economica.
Source: Licensing costs driving 90 percent of VMware users to explore options: Survey
