
C’è una linea sottile che separa l’ispirazione dal puro e semplice ‘ho visto questo su GitHub e l’ho clonato senza manco cambiare il README’. Recentemente, su Hacker News, è saltata fuori una perla che descrive perfettamente questo fenomeno, mirando dritto a un certo Nico che, evidentemente, pensava di poter passare tutto per originale.
Il punto della questione? Nico stava cercando di vendere l’idea di aver creato una sua ‘data room’ usando il cosiddetto ‘vibe coding’ — quel modo di programmare molto di moda ultimamente dove ti affidi quasi interamente all’AI per generare codice che ‘sembra giusto’ senza sporcarti troppo le mani con la logica — ma la verità era molto meno poetica. In pratica, la sua soluzione non era altro che un clone di Papermark. Niente magia, niente algoritmi rivoluzionari, solo un copia-incolla di alto livello.
Per chi non mastica il gergo, il ‘vibe coding’ è quella nuova frontiera dove invece di scrivere righe di Python o C, ti limiti a dare prompt all’LLM sperando che il risultato ‘abbia le giuste vibrazioni’. È un concetto che può essere divertente per prototipare velocemente un gadget o uno script inutile, ma quando lo usi per spacciarti per un architetto di sistemi e finisci per replicare l’interfaccia di un servizio esistente, la figura di bacino è assicurata.
Per noi che siamo abituati a smontare hardware, leggere i datasheet e capire come i bit si muovono nei registri, vedere questo tipo di ‘fuffa’ tecnologica è un po’ come vedere qualcuno che presenta un robot autonomo che in realtà è solo una scatola con un motore rotante dentro. Non c’è sostanza, c’è solo un’estetica che maschera la mancanza di vera ingegneria.
Certo, non è che in Italia ci sia il Silicon Valley per fare queste porcate di marketing, ma il vizio di prendere un’idea che funziona e rivestirla con un nuovo wrapper colorato è un trend globale che non ci risparmia. La cosa fastidiosa non è l’ispirazione (che fa parte della storia del software), ma l’atteggiamento di chi cerca di vendere il ‘nuovo’ quando sta solo facendo il giro lungo per evitare di affrontare la complessità del codice vero.
Insomma, ragazzi, meno ‘vibes’ e più commit reali. Se volete usare l’AI per velocizzare il workflow, fatelo, ma non provate a convincerci che stiate riscrivendo il kernel perché avete saputo dare un prompt un po’ più creativo del solito.
Source: Hey Nico, you didn't vibe code your data room but stole it from Papermark
