
Spegnete pure i server, tirate giù le serrande e andate a farvi un giro in un parco giochi arcade: l’infrastruttura di Ubuntu è ufficialmente in coma.
Sì, avete letto bene. Non è un piccolo glitch di qualche repository dimenticato o un server che ha deciso di fare un reboot programmato per pigrizia. Siamo parlando di un blackout che dura da più di un giorno. E la cosa che rende tutto questo un meme vivente (e decisamente inquietante) è il timing. Proprio mentre era emersa una vulnerabilità critica capace di regalare i privilegi di root a chiunque, i canali di comunicazione e i servizi fondamentali di Ubuntu sono spariti nel nulla.
Immaginate la scena: c’è un incendio in un palazzo, la gente cerca disperatamente di chiamare i pompieri, ma i telefoni sono tutti bloccati e le strade sono sbarrate da un muro di cemento. Ecco, questo è quello che sta succedendo nel mondo Linux in questo momento. La vulnerabilità è grave, è una di quelle che ti fa sudare freddo mentre controlli i log, e proprio quando avresti bisogno di patch, comunicazioni ufficiali e aggiornamenti rapidi, l’infrastruttura decide di andare in modalità ‘blackout totale’.
Da smanettone che non vive solo di caffè e codice, trovo questa situazione assolutamente surreale. Se gestisci server, progetti IoT o semplici macchine che girano su base Debian/Ubuntu, questa notizia è un trigger per l’ansia. Il problema non è solo il bug in sé — con le vulnerabilità ‘root’ ci si fa sempre il callo — ma l’incapacità di comunicare e distribuire le soluzioni. È il fallimento del sistema di risposta ai critici.
Per noi che amiamo mettere le mani nel metallo e nel codice, questo è un promemoria brutale: non fidatevi ciecamente dell’infrastruttura centralizzata. Se avete automazioni critiche, sistemi di controllo numerico o progetti che non devono morire se un server in Virginia decide di andare a dormire, iniziate a pensare a come gestire le patch in modo più indipendente.
Non dico di tornare al tempo delle cassette magnetiche e del single-tasking, ma l’idea che l’intero ecosistema possa restare muto proprio durante una crisi è una roba che non possiamo ignorare. Speriamo che i dev di Canonical stiano lavorando come matti per riaccendere la luce, ma nel frattempo… tenete i backup pronti e, se potete, controllate quei permessi. Non vorrei mai che il vostro progetto più ambizioso diventasse un playground per qualche hacker troppo creativo.
Source: Ubuntu infrastructure has been down for more than a day
