
Sapevate che i soldi possono puzzare di crypto? Ecco, oggi scopriamo che anche la politica ha trovato il modo di unire l’utile al dilettevole, con un accordo che fa venire in mente più un film di Scorsese che un documentario su blockchain.
Il senatore Chris Murphy ha definito la situazione “mind-blowing corruption”, e non possiamo che annuire con un misto di stupore e rassegnazione. Trump, infatti, è finito nuovamente sotto i riflettori per un presunto accordo crypto con gli Emirati Arabi Uniti (UAE) che, secondo le accuse, sarebbe un altro esempio di come i potenti usino le nuove tecnologie per… be’, per fare i potenti.
Ma andiamo con ordine. La notizia, emersa da un’indagine giornalistica, parla di un accordo segreto (o almeno, poco trasparente) tra Trump e alcuni enti degli UAE, con al centro una piattaforma crypto. Gli investigatori sospettano che ci sia sotto qualcosa di losco, magari un bel po’ di soldi che cambiano mano in cambio di favori politici. Insomma, la solita storia: potere, soldi e tecnologie emergenti che diventano il nuovo cavallo di Troia per chi vuole evitare le regole.
Come smanettoni, maker e appassionati di tech, questa storia ci interessa per diversi motivi. Prima di tutto, ci ricorda che la blockchain non è solo un giocattolo per nerd o un modo per investire i risparmi. È diventata uno strumento potente, e come tutti gli strumenti potenti, può essere usato sia per il bene che per il male. La domanda che ci poniamo è: stiamo costruendo un futuro in cui la tecnologia è veramente al servizio delle persone, o stiamo solo creando nuovi mezzi per chi vuole eludere le regole?
Poi c’è la questione della trasparenza. Noi che passiamo le notti a smanettare con Arduino e Raspberry Pi, sappiamo quanto sia importante capire come funzionano le cose. Un accordo crypto opaco, invece, è l’esatto opposto: è una scatola nera che nessuno può aprire. E questo ci fa arrabbiare, perché la tecnologia dovrebbe essere accessibile e comprensibile, non un mistero per pochi eletti.
Infine, c’è la questione etica. Noi maker amiamo costruire cose, ma ci piace anche sapere che quello che facciamo ha un senso. Se la crypto viene usata per scopi discutibili, allora forse è il momento di fermarsi e chiedersi: stiamo davvero usando questa tecnologia nel modo giusto?
Detto questo, non possiamo fare a meno di notare l’ironia della situazione. Trump, che in passato ha definito Bitcoin “una truffa”, ora sembra aver trovato un modo per monetizzare la blockchain. Se non è un twist degno di un film di Tarantino, poco ci manca.
Allora, cosa possiamo fare noi? Innanzitutto, continuare a essere curiosi e a fare domande. Se vediamo qualcosa che non ci convince, smontiamolo e vediamo come funziona. In secondo luogo, usiamo la tecnologia per costruire cose belle e utili, non per nascondere affari loschi. E infine, ricordiamoci che la blockchain è uno strumento, non una religione. Possiamo apprezzarne il potenziale senza chiudere gli occhi davanti ai suoi difetti.
Per finire, una domanda retorica: ma perché la politica non può essere un po’ più come i nostri progetti maker? Almeno lì, quando qualcosa non funziona, possiamo sempre aprire il coperchio e aggiustarla.
Source: More Corruption Allegations Levied at Trump Over Newly Revealed UAE Crypto Deal
