Software con l’anima (o almeno un po’ di personalità)

Software con l'anima (o almeno un po' di personalità)

Avete mai avuto la sensazione che certi software siano stati scritti da un robot programmato per annoiarvi a morte? Parlo di quei prodotti che sembrano usciti da un estrattore di senso, freddi, asettici, progettati solo per massimizzare i click o per incastrarti in un ecosistema che non potrai più abbandonare senza un lutto ufficiale.

Recentemente, spulciando tra le perle di Hacker News, mi sono imbattuto in una riflessione di Karrisa Arinen che mi ha fatto riflettere. Il succo è semplice, ma potente: i buoni prodotti portano con sé un pezzo di chi li ha creati. Trasportano le loro esperienze, le loro ossessioni, il loro modo di vedere come le cose dovrebbero funzionare.

Non parlo di marketing o di quel ‘corporate-speak’ che ci viene propinato ogni volta che un big tech lancia una nuova feature inutile. Parlo di quella ‘scia’ digitale che trovi quando un tool è costruito con cura, quando un’interfaccia rispetta il tuo workflow perché chi l’ha disegnata ha passato ore a combattere con gli stessi problemi che affronti tu. È quella differenza sottile che separa un semplice script scritto male da una vera utility open source che ti cambia la giornata.

Certo, qui in Italia siamo abituati a masticare software che sembrano progettati da un comitato di burocrati con l’obiettivo di rendere tutto il più complicato possibile, ma il concetto è universale. Quando senti che dietro un software c’è una visione, c’è un’etica, anche se non è scritta nel README, allora quel prodotto diventa qualcosa di più di un semplice insieme di istruzioni per il processore.

È un po’ come la differenza tra un film di serie B fatto con i template e un capolavoro che ti lascia addosso qualcosa. Il software ‘con l’anima’ non è necessariamente quello perfetto, ma è quello che ha una direzione. È quello che dice: ‘Io so come vorresti che questa cosa funzionasse’.

In un’epoca in cui l’AI sta iniziando a sputare fuori codice a tradimento, speriamo che questa capacità di imprimere la propria personalità e il proprio criterio non vada perduta. Perché se iniziamo a consumare solo output generati da modelli che non hanno né pregiudizi né passioni, finiremo per vivere in un deserto digitale di una noia infinita.

E voi? Avete qualche tool preferito che sentite ‘scritto da esseri umani’?

Source: Someone behind the software

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