
C’è una linea sottile che separa il crimine informatico dal progresso tecnologico, ma sembra che questa linea sia tracciata con l’inchiostro invisibile dei bilanci aziendali.
Se date un’occhiata ai titoli di oggi, noterete che la storia della tecnologia è piena di ipocrisamente incredibili doppie misure. Parliamo di un concetto che fa bollire il sangue a chiunque abbia mai cercato di far girare un server senza spendere un patrimonio in licenze: lo scraping. Da una parte abbiamo il caso tragico di Aaron Swartz, uno dei geni che hanno contribuito a darci il protocollo RSS e che ha visto la sua vita distrutta da un sistema legale che ha trasformato il download di 70 GB di articoli accademici da JSTOR in un dramma degno di un thriller di serie B, con minacce di 35 anni di prigione e multe milionarie.
Dall’altra parte, abbiamo i giganti del settore, come Meta, che si muovono in un parco giochi decisamente più permissivo. Questi colossi stanno letteralmente ‘torrentando’ circa 80 Terabyte di libri per addestrare i loro modelli di IA. E la reazione del sistema? Qualche causa legale che finirà probabilmente con una multa che per loro è solo un fastidioso rumore di sottofondo, mentre i loro modelli continuano a generare profitti astronomici usando proprio quel materiale che, se lo avessi preso tu, ti avrebbero già mandato i reparti speciali a casa.
Certo, cerchiamo di essere onesti: noi che viviamo in Italia siamo spesso spettatori passivi di queste battaglie legali che si giocano nei tribunali americani. Spesso pensiamo: «E allora? A noi cosa cambia?». Cambia tutto. Perché le regole che vengono scritte per chi ha i capitali per pagare gli avvocati migliori sono le stesse che, prima o poi, arriveranno a bussare ai nostri router e ai nostri server locali. Se l’idea di appropriarsi della conoscenza per ‘addestrare’ un algoritmo proprietario è lecita, ma archiviare dati per il bene comune è un reato, il futuro della libertà digitale è decisamente opaco.
L’uso che Swartz voleva fare dei dati era la diffusione e l’archiviazione della conoscenza. L’uso che Meta sta facendo è alimentare un motore di plagio automatizzato che consuma risorse energetiche a ritmi folli e serve solo a gonfiare ulteriormente le borse dei CEO.
Non abbiamo bisogno di una rivoluzione luddista, ma di un ritorno al buon senso: se la tecnologia deve servire a far progredire l’umanità, non può farlo solo se il copyright è un ostacolo che si può scavalcare con una patch o una clausola legale scritta in font minuscolo. Altrimenti, stiamo solo costruendo un nuovo tipo di prigione digitale, dove le chiavi sono in mano a chi ha i server più grandi.
Source: Aaron Swartz was prosecuted for scraping, while Meta does it without consequence
