RISC-V: Il sogno dell’Open Source sta diventando un incubo di design?

RISC-V: Il sogno dell'Open Source sta diventando un incubo di design?

Tutti amiamo l’idea di rompere i monopoli, ma cosa succede quando il nuovo standard che dovrebbe liberarci dai giganti del settore finisce per essere un groviglio di decisioni architettoniche discutibili?

Negli ultimi tempi, RISC-V è stato venduto come la panacea universale, il santo Graal della libertà hardware. L’idea è magnifica: un’ISA (Instruction Set Architecture) aperta, che non ti costringe a pagare royalty infinite a qualche colosso della Silicon Valley. Per noi maker e hobbisti, la prospettiva di poter customizzare il silicio senza dover chiedere il permesso a un ufficio legale è pura poesia. Ma, come diceva un vecchio meme di Star Wars, «certain points are debatable».

Recentemente è uscito un paper che sta facendo discutere parecchio la community (e con ragione). L’autore non va per il sottile: sostiene che RISC-V, pur avendo il potenziale per dominare il mercato dei microcontrollori low-cost — quelli che usiamo per far girare i nostri progetti IoT più semplici e meno impegnativi — stia soffrendo di una frammentazione e di scelte di encoding che definire bizzarre è un complimento.

Il punto non è che l’ISA sia ‘sbagliata’ in senso assoluto, ma che la sua gestione stia creando un caos che ricorda certi progetti software abbandonati che poi cerchiamo disperatamente di compilare su una distro Linux sperimentale. Se l’obiettivo è l’interoperabilità, trovarsi davanti a pezzi mancanti ovvi o a una struttura di encoding che sembra un puzzle progettato da un genio in preda a un esaurimento nervoso non è esattamente il massimo della fiducia.

Per noi che viviamo in Italia, dove l’hardware di fascia alta è spesso un lusso e la sperimentazione passa per circuiti custom e chip accessibili, RISC-V dovrebbe essere la nostra ancora di salvezza. Se però l’architettura diventa troppo complessa o, peggio, troppo ‘spezzettata’ per permettere troppa libertà, rischiamo di trovarci in un ecosistema dove ogni chip è un mondo a sé, rendendo impossibile scrivere codice portabile senza impazzire.

Quindi, RISC-V è condannato? Non credo. Il potenziale è enorme e la forza della community è reale. Però, occhio: se vogliamo che questa tecnologia sia davvero la base della prossima rivoluzione digitale, qualcuno deve smettere di progettare per l’astrazione pura e iniziare a pensare alla concretezza del silicio. Altrimenti, resteremo a guardare un bellissimo progetto teorico mentre il resto del mondo continua a usare i soliti circuiti proprietari, solo con un’etichetta ‘open’ attaccata sopra col nastro adesivo.

Source: RISC-V: They Should Have Known Better

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