
Esiste un livello di maestria nel programming che va ben oltre il saper scrivere un algoritmo di sorting efficiente o il riuscire a far girare un modello di IA locale senza far esplodere la GPU. È quel tipo di genialità pura, quasi magica, che ti permette di riscrivere i fondamentali dell’informatica mentre gli altri stanno ancora cercando di capire perché il loro container Docker non parte.
Recentemente, qua su X (o Xancel, se preferite la versione meno ‘corporate-speak’), è spuntato un post di John Carmack che ha fatto saltare sulla sedia tutti quelli che masticano codice per passione. Carmack, una leggenda vivente che ha praticamente inventato il rendering 3D moderno, ha dichiarato senza troppi giri di parole che ammira profondamente Fabrice Bellard, sostenendo che quest’ultimo sia quasi certamente un programmatura complessivamente migliore di lui.
Per chi non fosse in tema, Bellard non è uno qualunque. È l’uomo dietro FFmpeg, QEMU, TinyCC… in pratica, se usate qualcosa che funziona bene su Linux o che gestisce stream video, probabilmente state usando codice scritto da lui. È quel tipo di sviluppatore che non si limita a risolvere un problema, ma ne crea una soluzione così elegante e universale che il resto del mondo si limita ad adottarla e ringraziare.
Vederlo scritto da Carmack — uno che ha sfidato i limiti hardware dell’epoca per farci giocare a Doom — ha un peso specifico enorme. Non è l’ennesimo hype da comunicato stampa di una Big Tech che vuole venderti un altro abbonamento cloud inutile. È un riconoscimento tra pari, tra persone che sanno cosa significa ottimizzare ogni singolo ciclo di clock.
Per noi che passiamo le notti a smanettare con schede Arduino, a far girare motori fisici in Godot o a cercare di far funzionare un vecchio Commodore con l’IA, questo post è un promemoria fondamentale. Ci ricorda che il vero valore non sta nel ‘product management’ o nel marketing aggressivo, ma nella capacità di costruire strumenti che durano nel tempo, che sono aperti, che sono robusti e che funzionano perché la logica sottostante è impeccabile.
In un’epoca in cui l’industria sembra ossessionata dal ‘wrapper’ di qualche API di OpenAI, leggere di geni che costruiscono le fondamenta del software moderno ci dà una dose di sana ispirazione. Meno fuffa, più codice che spacca. Forse la prossima volta che il mio script Python crasha dopo dieci ore di calcoli, dovrei smettere di lamentarmi e iniziare a studiare come Bellard è riuscito a fare tutto il resto con così tanta eleganza.
Source: I admire Fabrice Bellard. He is almost certainly a better overall programmer
