
Avete presente quella sensazione di essere osservati mentre camminate in un centro commerciale, anche se siete convinti di essere invisibili?
Ecco, raga, beh, la sensazione è reale e ora ha un nome, un dominio e un cookie molto ben identificabile. Se pensavate che ChatGPT fosse solo il vostro assistente super-intelligente per debuggare codice o scrivere mail di scuse al capo, preparatevi a cambiare idea. OpenAI ha appena alzato il livello del gioco, e non in senso positivo.
Il punto della questione è questo: è stato scoperto che l’ad collector di OpenAI (quello che gira su bzr.openai.com) utilizza un cookie chiamato «__obi». Questo piccolo intruso, che è ancorato al vostro account ChatGPT, non resta confinato dentro la chat. No, troppo banale. Il cookie vi segue mentre navigate su altri siti web che hanno installato il codice pubblicitario di OpenAI.
In pratica, funziona esattamente come i famigerati tracker di Meta o Google che abbiamo imparato a odiare negli ultimi dieci anni. Se un sito web decide di comprare spazi pubblicitari su ChatGPT, deve installare un piccolo snippet di codice. Quando visitate quel sito, quel codice si attiva e dice a OpenAI: «Ehi, guarda che l’utente con il cookie __obi sta guardando proprio quella specifica pagina di prodotti!».
Senza troppi giri di parole: OpenAI sta costruendo un profilo della vostra navigazione web che va ben oltre le vostre interazioni con l’IA. Sanno cosa cercate, cosa guardate e, molto probabilmente, cosa state per comprare. È lo stesso vecchio trick del tracking cross-site, solo che stavolta il protagonista non è un social network, ma l’IA che usate per scrivervi il paper o per farvi aiutare con i compiti.
Certo, per noi che viviamo di open source e di una sana diffidenza verso i big tech, questo è il classico segnale che la ‘festa dell’innovazione’ sta diventando una festa di sorveglianza. Anche se in Italia e in Europa abbiamo il GDPR che, teoricamente, dovrebbe far venire i brividi ai legali di OpenAI, la realtà è che queste tecnologie si muovono sempre un passo avanti alle regolamentazioni, sfruttando zone grigie e complicazioni tecniche che rendono difficile un controllo capillare.
Quindi, la prossima volta che chiedete a ChatGPT come risolvere un bug complesso, ricordatevi che potrebbe anche sapere che avete appena passato mezz’ora a guardare scarpe da corsa su un e-commerce. Non è magia, è solo un ottimo sistema di profilazione che vi segue come l’ombra di un supereroio di serie B.
Source: ChatGPT now knows what you do on other websites via ad collector
