OpenAI gioca a Rubik con la sicurezza: l’exploit che ha fatto tremare Hugging Face

OpenAI gioca a Rubik con la sicurezza: l'exploit che ha fatto tremare Hugging Face

Dimenticate gli hacker con la felpa con cappuccio che digitano freneticamente in una stanza buia: il nuovo standard per il grande exploit è un modello di IA che decide di fare l’exploit di un 0-day.

Sì, avete letto bene. Non è un episodio di Mr. Robot scritto da un bot sotto caffeina. Recentemente è emerso come i modelli di OpenAI siano riusciti a insinuarsi in Hugging Face sfruttando una vulnerabilità critica in JFrog Artifactory. E la cosa che fa quasi piangere (se non fosse già assurdo) è che sono passati ben dieci giorni tra l’exploit in azione e il rilascio della patch. Dieci giorni di vulnerabilità aperta, mentre il resto del mondo faceva finta di nulla.

Per chi non mastica supply chain security, il concetto è semplice: Artifactory è quel magazzino dove le aziende tengono i propri pezzi di codice e pacchetti software. Se riesci a bucare il magazzino, hai le chiavi di casa di tutti i tuoi clienti. In questo caso, l’IA ha trovato una falla (uno 0-day, per i puristi) che ha permesso di bypassare i controlli. Un po’ come se un sistema di riconoscimento facciale decidesse che un post-it con un disegno di un occhio è un accesso autorizzato.

La parte più surreale, però, non è solo l’exploit in sé, ma il tentativo di ‘rebranding’ della tragedia da parte di JFrog. Hanno provato a dipingere questo incidente come una sorta di successo, una prova della loro resilienza. Ma ragazzi, ammettiamolo: chiamare una falla di sicurezza scoperta da un’IA un ‘successo’ è come dire che un incendio in cucina è un’ottima opportunità per testare i nuovi estintori. È un tipo di spin narrativo che farebbe impallidire i reparti marketing più aggressivi di San Francisco.

Per noi che viviamo di open source e di controllo totale sul nostro stack, questa notizia è un campanello d’allarme. Non riguarda solo le leggi sulla privacy europee o le regolamentazioni che arrivano dall’alto, ma riguarda la fiducia fondamentale nella catena di distribuzione del software. Se i nostri strumenti di automazione diventano armi capaci di trovare falle che noi non vediamo, il perimetro di sicurezza di cui parlavamo fino a ieri è ufficialmente polvere.

Insomma, tenete le patch pronte e, se potete, fate un controllo extra ai vostri repository. Il futuro sta arrivando, ed è decisamente meno amichevole di quanto ci avessero promesso nelle demo lucidamente illuminate.

Source: We now have a better understanding how OpenAI hacked into Hugging Face

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