
Scommetto che tra un po’ ci servirà una stampante 3D dedicata solo a produrre banconote per tenere a galla i server di Sam Altman.
Se pensate che il problema principale dell’intelligenza artificiale sia l’allucinazione dei modelli, non avete ancora visto i bilanci di OpenAI. La notizia che arriva da Gizmodo è la solita, clamorosa bomba di ‘growth at all costs’: l’azienda sta crescendo a ritmi folli, ma le perdite stanno seguendo una parabola ancora più ripida. In pratica, stanno bruciando cash con una velocità che farebbe sembrare un leak di memoria in C++ un problema da poco.
Il succo della questione è questo: per addestrare i prossimi modelli che ci faranno sentire dei dinosauri, servono una potenza di calcolo mostruosa e una quantità di dati che non finisce mai. E tutto questo costa. Una cifra. Parliamo di miliardi che evaporano nel tentativo di mantenere il primato tecnologico. È la classica dinamica da startup che punta tutto sulla conquista del mercato, sperando che la profittabilità arrivi prima che il conto in banca vada in crash.
Dal mio punto di vista, da chi preferisce scrivere un piccolo script locale che gira su un Raspberry Pi piuttosto che dipendere da un’API che costa quanto un rene, la situazione è un po’ inquietante. Vedere giganti che giocano a ‘chi brucia più risorse’ mi ricorda molto i periodi di hype selvaggio che vedevano aziende software morire dopo aver promesso il mondo. Il rischio è che, per giustificare questi investimenti folli, OpenAI sia spinta verso decisioni sempre più ‘corporate’ e meno ‘open’. E qui casca l’asino: se l’obiettivo è solo il ritorno economico per i finanziatori, la trasparenza e l’accessibilità (quelle vere, non quelle da comunicato stampa) potrebbero diventare le prime vittime.
Cosa significa per noi che passiamo le serate a smanettare con modelli open source o a cercare di ottimizzare pesi e parametri su hardware semi-obsoleto? Significa che non dobbiamo mettere tutte le uova nello stesso cestino. Mentre i giganti si scontrano in una guerra di attrito finanziario, la vera innovazione sta accadendo nei garage, nei forum e nei repository GitHub, dove si crea tecnologia che è efficiente, leggibile e, soprattutto, non richiede un budget statale per essere eseguita.
Speriamo bene, sia chiaro. L’AI è una figata pazzesca e non vorrei mai che il progresso si fermasse. Ma se il futuro dell’intelligenza è scritto solo da chi può permettersi di bruciare miliardi, allora forse è il momento di raddoppiare la dose di modelli locali e offline. Almeno quelli non vanno in bancarotta quando finisce il budget per il cloud.
Source: OpenAI Is Growing Fast. Its Losses Are Growing Faster
