Ombrelli subacquei: perché gli scienziati hanno deciso di hackerare l’oceano

Ombrelli subacquei: perché gli scienziati hanno deciso di hackerare l'oceano

Immaginate di dover installare una patch di sicurezza critica su un server che non potete spegnere, mentre fuori infuria una tempesta elettromagnetica che minaccia di friggere ogni singolo transistor del sistema. Ecco, la situazione per le barriere coralline è un po’ così, solo che al posto dei transistor abbiamo organismi biologici e al posto della tempesta abbiamo il riscaldamento globale che alza le temperature dell’oceano a livelli insostenibili.

Recentemente è uscita una notizia che sembra uscita da un episodio di una serie sci-fi low-budget: degli scienziato hanno sviluppato degli ‘ombrelli subacquei’. Non parlo di un gadget inutile per non bagnarsi durante una sessione di snorkeling, ma di una vera e propria infrastruttura hardware progettata per schermare i coralli dai raggi solari più aggressivi e dalle ondate di calore che stanno causando il massiccio fenomeno del bleaching (lo sbiancamento del corallo).

L’idea di base è geniale nella sua semplicità, quasi come un workaround ingegneristico per un bug strutturale della natura. Questi dispositivi sono progettati per fluttuare sopra le colonie coralline, creando una zona d’ombra che mantiene la temperatura dell’acqua sotto una certa soglia critica. In pratica, stanno cercando di implementare un sistema di cooling passivo direttamente sull’ambiente.

Certo, guardando la cosa con occhio critico, ci si chiede quanto sia sostenibile una soluzione del genere su larga scala. Non possiamo certo coprire l’intero oceano con un manto di ombrelli di plastica e metallo; sarebbe come provare a risolvere un problema di saturazione della banda larga aggiungendo infiniti router senza mai toccare il backbone della rete. È un fix temporaneo, un patch ‘hotfix’ che serve a tenere in piedi il sistema mentre speriamo che il resto del mondo si metta d’accordo su una soluzione definitiva e più strutturale.

Detto questo, la cosa è decisamente figa. Vedere la mentalità del maker applicata all’ecologia — ovvero identificare un problema fisico, progettare un prototipo e testare se il ‘deploy’ funziona — è esattamente il tipo di approccio che ci serve. Se funziona per i coralli, magari un giorno potremmo imparare qualcosa di utile per i nostri server farm che surriscaldano ogni volta che proviamo a compilare un kernel pesante.

Insomma, non è la soluzione definitiva che risolve il problema alla radice, ma finché il reef resta online, possiamo continuare a sperare che il prossimo commit sia quello decisivo.

Source: Scientists Invent Underwater Umbrellas to Protect Coral Reefs—and It Appears to Be Working

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