MIT in modalità ‘Low Power Mode’: quando la burocrazia taglia i cavi dell’alimentazione

MIT in modalità 'Low Power Mode': quando la burocrazia taglia i cavi dell'alimentazione

Scompattare un sistema complesso è divertente, ma cosa succede quando il sistema che dovrebbe progettare il futuro inizia a perdere i pezzi per colpa di decisioni prese in uffici che non hanno mai visto un saldatore in vita loro?

Ho appena finito di leggere il latest update di Sally Kornbluth, la Presidentessa del MIT, e non è esattamente una news che ti fa venire voglia di festeggiare con una birra artigianale. Il messaggio è chiaro: l’istituto sta affrontando una tempesta perfetta tra tagli ai fondi federali e una fuga di talenti che farebbe invidia a un bug critico in un driver non documentato.

In parole povere, la situazione è piuttosto ‘chilly’. A causa di nuove tasse sugli endowment e di una distribuzione dei fondi governativi che sembra basata più su criteri geografici che sul merito scientifico (sì, avete letto bene, la geografia sopra la scienza), il MIT sta vedendo un calo del 20% nelle nuove borse di studio per dottorandi. Stiamo parlando di circa 500 cervelli brillantissimi che non entreranno nei laboratori. E non è solo una questione di ‘budgeting’, è una questione di pipeline. Se non alimenti il sistema con nuovi input, l’output — ovvero l’innovazione, la scoperta, la tecnologia che usiamo ogni giorno — degrada inevitabilmente.

Da smanettone, la cosa mi fa ribollire il sangue. Vedere la ricerca fondamentale che viene soffocata da decisioni politiche e burocratiche è come cercare di far girare un modello di IA pesantissimo su un microcontroller a 8 bit senza ottimizzazioni. È un suicidio logico. Se tagli i fondi ai ricercatori e rendi difficile l’ingresso agli studenti internazionali (che sono il vero carburante dell’innovazione globale), stai fondamentalmente facendo un ‘de-optimizing’ della conoscenza umana.

Per noi che amiamo smanettare, costruire CNC o far girare modelli di diffusione locali su hardware recuperato, questa notizia è un campanello d’allarme. La ricerca di base è quella che genera le tecnologie che poi noi possiamo democratizzare, hackerare e portare nei nostri garage. Se il ‘top tier’ della ricerca si ferma perché la politica decide di giocare a fare i contabili, il rischio è che l’innovazione rimanga bloccata in silos proprietari e protetti, lontano dalla nostra portata.

La presidenza sta provando a cercare alternative, puntando su partnership con big tech come IBM e nuovi programmi master. È un tentativo di ‘hot-patching’ una situazione che invece richiederebbe un refactoring totale del sistema di finanziamento. Speriamo che la resilienza del MIT regga, perché se fallisce il cuore della ricerca mondiale, il resto del sistema operativo planetario inizierà a dare errori di segmentazione piuttosto presto.

Source: MIT: 20% drop in incoming graduate students

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