
Se pensavate che le operazioni di spionaggio aziendale si limitassero a leggere le email dei competitor o a rubare i segreti della ricetta della Coca-Cola, preparatevi a rimettervi in discussione.
Secondo quanto riportato da Ars Technica, il gruppo di threat intelligence di Google ha messo in piedi un’operazione che farebbe sembrare Ethan Hunt un dilettante. Un analista del team è riuscito a insinuarsi proprio nella cerchia ristretta di TeamPCP, uno dei gang più temuti quando si parla di attacchi alla supply chain. Sì, avete letto bene: un infiltrato, un ‘mole’ vero e proprio, che operava dall’interno del cerchio magico dei cattivi.
Per chi non mastica la cybersecurity come se fosse il proprio linguaggio nativo, un attacco alla supply chain non è la solita infiltrazione in un server per rubare una password. È qualcosa di molto più subdolo e pericoloso. Significa corrompere un pezzo della catena di produzione o di distribuzione di un software o di un hardware che tutti usano, per poi colpire migliaia di bersagli in un colpo solo. È come avvelenare l’acqua del rubinetto invece di cercare di entrare in ogni singola casa della città.
Trovare un analista capace di navigare in questo inferno senza farsi scoprire è una roba da manuale di spionaggio. È una notizia che ci ricorda come la guerra digitale non sia più solo questione di script automatizzati e botnet che sparano payload a casaccio, ma di una vera e propria guerra psicologica e di intelligence.
Certo, restiamo con i piedi per terra: siamo in Italia, e mentre qui ci preoccupiamo se il nuovo aggiornamento del router funzioni o se la banda larga sia davvero quella promessa, dall’altra parte dell’oceano le corporation stanno giocando a scacchi (o meglio, a poker con le carte truccate) con i gruppi hacker più sofisticati. Non è che domani mattina la tua connessione cambierà perché TeamPCP ha deciso di colpire il provider locale, ma l’impatto globale di queste operazioni è enorme e ci tocca da vicino più di quanto sembri.
C’è un lato che trovo decisamente figo: vedere che la capacità di analisi di Google ha superato le difese di un gruppo così organizzato. È una vittoria della capacità di osservazione e di intelligence pura. Però, c’è sempre un ‘però’. Vedere i giganti del tech trasformarsi in agenzie di controspionaggio ci fa riflettere su quanto il confine tra sicurezza informatica e operazioni di infiltrazione sia diventato sottile e, onestamente, un po’ inquietante.
In breve: se siete hacker, tenete gli occhi aperti. Se siete sviluppatori, controllate bene le vostre dipendenze. E se siete un analista di Google… beh, complimenti, ma la prossima volta portateci un gadget!
Source: An undercover Google analyst infiltrated a notorious supply-chain hacking gang
