Microsoft Outlook: l’arte di trasformare un clic in una sessione di meditazione

Microsoft Outlook: l'arte di trasformare un clic in una sessione di meditazione

Esistono momenti nella vita in cui la tecnologia ci semplifica l’esistenza e momenti in cui sembra che qualcuno abbia deciso di introdurre intenzionalmente il concetto di ‘slow living’ nel nostro workflow. Microsoft ha chiaramente scelto la seconda opzione.

La notizia che sta facendo saltare i nervi a chiunque abbia ancora un briciolo di rispetto per la produttività è che il nuovo Outlook sta impiegando circa 10 secondi per caricare un’email dopo aver cliccato su una notifica di Windows 11. Dieci secondi. In un mondo dove misuriamo i millisecondi per il polling di un sensore o per il frame time di un render in Blender, dieci secondi di attesa passiva sono un’eternità. La cosa assurda? La versione ‘Classic’ fa tutto istantaneamente. Sembra quasi che abbiano preso il codice originale, lo abbiano passato attraverso un tritacarne di web-wrapper e lo abbiano rimontato sperando che nessuno notasse la differenza.

Per noi che siamo abituati a smanettare con script, automazioni e hardware custom, questo è il ritratto perfetto del ‘software moderno’: un involucro pesante, pieno di telemetria inutile e dipendenze cloud, che gira con la stessa fluidità di una macchina CNC con i cuscinati arrugginiti. È la classica deriva del software-as-a-service che, invece di portarci vantaggi, ci costringe a subire latenze che non dovrebbero nemmeno esistere in un sistema operativo locale.

Cosa significa tutto questo per chi, come noi, ama avere il controllo? Significa che la filosofia del ‘nuovo e shiny’ sta vincendo sulla filosofia del ‘funzionante e performante’. Stanno cercando di spingerci verso un ecosistema dove l’app è solo un browser mascherato, dove ogni azione deve passare per un server remoto e dove la latenza è il prezzo da pagare per un design che sembra uscito da un template di Canva.

Non è solo una questione di fastidio tecnico, è una questione di controllo. Quando un software diventa così pesante e dipendente dal cloud da non poter più garantire l’istantaneità di un’operazione base, siamo di fronte al trionfo del vendor lock-in. Se non puoi fidarti della velocità di una notifica, come puoi fidarti della gestione dei tuoi dati?

Il consiglio per sopravvivere? Se la versione Classic funziona, non toccatela. Continuate a usare ciò che è efficiente, che non richiede un intero data center per aprire un testo e che non vi costringe a andare a prendervi un caffè ogni volta che volete leggere un messaggio. Restiamo fedeli a ciò che risponde ai comandi, non a ciò che ci costringe ad aspettare che il cloud decida se siamo degni di leggere l’oggetto della mail.

Source: Microsoft new Outlook takes 10 seconds to do what Outlook Classic does instantly

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