
Se pensavate che le grandi corporation fossero un monolite di etica e valori condivisi, beh, dovete decisamente guardare meno serie TV come Succession.
Siamo di fronte a una di quelle verità che emergono solo quando i legali decidono di smettere di nascondere i cocci sotto il tappeto. Nuovi documenti giudiziari, appena sgelati, mostrano che dentro le mura di Microsoft il clima non era esattamente quello dei comunicati stampa scintillanti e pieni di buzzword sull’intelligenza artificiale. In privato, un alto dirigente della Microsoft ha definito le pratiche di raccolta dati di OpenAI come «il più grande furto di lavoro nella storia dell’umanità».
Sì, avete letto bene. Mentre fuori si celebrava la rivoluzione dell’AI come un evento miracoloso, dentro si discuteva di come lo scraping di contenuti protetti da paywall — tipo quelli del New York Times — fosse, tecnicamente, una rapina a mano armata. Non solo sapevano di farlo, ma i documenti suggeriscono che avessero la piena consapevolezza che questo metodo avrebbe letteralmente svuotato le casse e distrutto il modello di business degli editori di contenuti.
Per chi non mastica il gergo tecnico della legalità corporate: lo scraping è un’attività che sta sul filo del rasoio. Se prendi i dati pubblici per addestrare un modello, è una cosa; se scavalchi i paywall per pescare contenuti premium, stai entrando in territorio minato. Il punto è che il dataset necessario per rendere questi LLM ‘intelligenti’ è così mastodontico che le fonti legali e di qualità scarseggiano. La soluzione? Prendi tutto quello che trovi, sperando che le cause legali si risolvano con qualche assegno in più tra qualche anno.
Certo, noi che viviamo in Italia siamo abituati a vedere decisioni prese altrove che ci ricadono addosso con la grazia di un server che crasha senza log di errore. Spesso queste battaglie legali tra colossi americani sembrano far parte di un videogioco che non ci riguarda direttamente, ma il sottotesto è fondamentale: se la base su cui poggia l’innovazione è il ‘prendere senza chiedere’, il futuro dell’open web è decisamente in salita.
Non è la prima volta che vediamo questo pattern di ‘crea velocemente, rompi tutto e poi paga le multe’ tipico della Silicon Valley. Ma vedere che persino i suoi stessi insider usavano termini così pesanti è quasi poetico, se non fosse che il piano di fondo era proprio quello di cannibalizzare il lavoro altrui per alimentare la propria macchina da hype.
Insomma, la prossima volta che leggete di una ‘nuova frontiera tecnologica’ che promette di rivoluzionare il mondo, ricordatevi che sotto il cofano potrebbero esserci dei processi decisionali decisamente meno luminosi di quanto vorrebbero farvi credere.
Source: Microsoft exec called AI scraping 'the largest theft of labor in human history'
