
Smettete di guardare il mondo reale, perché Meta ha deciso che è decisamente sottodimensionato.
Sì, avete letto bene. L’ultima mossa di Zuckerberg (che ormai sembra avere lo stesso obiettivo di un cattivo di un film Marvel) riguarda i nuovi Meta VR Glasses. Non parliamo del solito visore ingombrante che ti fa sembraendo un astronauta che ha perso la strada per la Luna, ma di una linea di occhiali AR che promette di trasformare la vostra realtà in un ufficio virtuale con schermi infiniti o in una sala cinema privata, ovunque vi troviate.
L’idea di base è quella che abbiamo visto in mille episodi di Black Mirror: indossare un paio di montature tecnologiche per streammare film, eventi sportivi e, oh, per lavorare su una dashboard di monitor che fluttuano nel vuoto. Per chi di noi ama avere dieci terminali aperti contemporaneamente mentre compila un kernel o debugga uno script Python, l’idea di avere uno spazio di lavoro esteso senza dover comprare tre monitor da 32 pollici è, tecnicamente, una figata atomica. Se la latenza è bassa e il tracking non fa schifo, potremmo finalmente smettere di lottare con i desktop piccoli sui laptop.
Però, fermiamoci un attimo a riflettere prima di svuotare il portafoglio (e i dati). Come sempre, quando un colosso del calibro di Meta ti offre un ecosistema così fluido e integrato, c’è un piccolo dettaglio: le mura del giardino che ti circondano sono alte almeno tre metri e piene di filo spinato. La comodità di avere tutto lo streaming e il lavoro sincronizzati è la stessa che ti porta a regalare ogni singolo bit della tua vita digitale al loro cloud. I nuovi occhiali non sono solo uno strumento, sono una finestra aperta su tutto ciò che fate, mentre voi siete chiusi dentro la loro infrastruttura.
E poi c’è la questione della reperibilità. In Italia, tra una notifica di sistema e l’altra, ci siamo abituati a dover combattere con le normative europee per proteggere un minimo di sovranità sui nostri dati, ma con un device del genere, il confine tra «sto guardando la partita» e «sto inviando dati biometrici e ambientali a Menlo Park» diventa estremamente sfumato.
Insomma, se siete pronti a vivere in un feed infinito di realtà aumentata, sacrificando un po’ di quella libertà che tanto amiamo nel mondo open source, i nuovi occhiali Meta sono pronti per l’acquisto. Per il resto di noi, che preferiamo ancora avere il controllo su quello che vediamo, rimaniamo in attesa di qualcosa che non ci chieda di vendere l’anima in cambio di uno schermo virtuale extra.
Source: Meta VR Glasses
