Meta e il superpotere di cancellare la realtà (per un po’ di profitto)

Meta e il superpotere di cancellare la realtà (per un po' di profitto)

Se pensate che il vero problema del vostro ultimo progetto Arduino sia un corto circuito sulla breadboard o un bug indecifrabile nel codice C++, lasciatevi spiegare cosa sta succedendo nel mondo del software su larga scala.

Meta, sì, proprio quelli che ci fanno vedere i meme e i video di gente che distrugge vecchi computer, ha deciso di fare il ‘bravo ragazzo’ con i governi di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. In pratica, hanno iniziato a applicare un geo-blocking selvaggio, rendendo invisibili i profili di ONG, ricercatori e attivisti per chiunque si trovi in quelle aree geografiche. Non è che il contenuto è sparito dal database globale, è solo che se sei a Riyadh, Facebook e Instagram diventano improvvisamente muti su certi argomenti.

La scusa ufficiale? La solita fuffa aziendale: «compliance con le leggi locali». Tradotto dal corporate-speak: «Abbiamo ricevuto una richiesta e, visto che non vogliamo problemi con chi gestisce le infrastrutture, abbiamo premuto il tasto mute». È un pattern che abbiamo già visto con X (l’ex Twitter), dove i governi chiedono la rimozione di account di attivisti e i big tech eseguono senza battere ciglio, come se fossero un semplice script di automazione programmato per obbedire.

Da smanettone, questa cosa mi fa ribollire il sangue più di un loop infinito senza condizione di uscita. Noi passiamo le notti a cercare di bypassare i limiti, a capire come funziona il protocollo, a cercare la libertà dentro i bit e i byte. L’idea che una corporation possa decidere arbitrariamente di creare dei ‘blackout informativi’ basati sulla posizione geografica è l’antitesi di tutto ciò in cui crediamo. È come se qualcuno decidesse di patchare la realtà per renderla meno scomoda ai padroni di turno.

E la cosa assurda è che Meta sostiene di aver fatto una «revisione dei diritti umani» prima di procedere. Ma quale revisione? Se il contenuto parla di conflitti geopolitici o sviluppi di sicurezza che il governo non vuole far vedere, l’algoritmo lo taglia. È censura algoritmica pura, confezionata con un packaging di legalità fittizia.

Cosa significa per noi? Significa che non possiamo fidarci dei ‘ponti’ digitali che costruiscono queste multinazionali. Se un’azienda può manipolare la visibilità di intere organizzazioni per compiacere un ministero, la decentralizzazione e il self-hosting non sono più solo hobby per nerd con troppi server in garage, ma necessità politiche. La prossima volta che configurate un server o studiate un protocollo P2P, ricordatevi che la libertà di informazione si scrive con le linee di codice che non possono essere spente da un ufficio legale a Menlo Park.

Source: Meta blocks human rights accounts from reaching audiences in Saudi Arabia, UAE

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