Meta, 25 miliardi di dollari e un gran bel modo di fare i conti con il passato

Meta, 25 miliardi di dollari e un gran bel modo di fare i conti con il passato

Quindici anni dopo che i primi leak su Cambridge Analytica hanno fatto saltare sulla sedia tutti quelli che avevano un briciolo di rispetto per i dati personali, sembra che il conto sia finalmente arrivato. E non è una banconota da dieci euro, ma una mazzata da 25 miliardi di dollari ordinata dalle autorità del New Mexico.

Sì, avete letto bene. Venticinque miliardi. Per chi non fosse aggiornato, stiamo parlando di una cifra che potrebbe finanziare lo sviluppo di un intero ecosistema di hardware open source per i prossimi decenni o, più realisticamente, far sobbalzare le azioni di Meta più di un bug critico in una release di produzione. La questione riguarda il vecchio scandalo della manipolazione dei dati, dove le informazioni degli utenti venivano raccolte e utilizzate per scopi di profilazione politica senza che nessuno avesse chiesto il permesso (spoiler: non è che qualcuno lo abbia chiesto davvero).

Ora, facciamo un passo indietro e cerchiamo di essere razionali. Siamo in Italia, e onestamente, una sentenza che arriva dal New Mexico su una questione che ha fatto scalpore anni fa ci suona un po’ come un episodio di una serie legale americana: drammatico, epico, ma con un impatto diretto sulla nostra quotidianità molto limitato. Non è che domani mattina il tuo feed di Facebook diventerà improvvisamente pulito o che i tuoi dati saranno magicamente al sicuro grazie a un giudice americano. La legislazione locale conta, certo, ma i giganti del tech operano in una dimensione che ignora i confini nazionali con la stessa noncuranza con cui un processo di compilazione ignora i warning meno critici.

Però, c’è un «ma».

Non possiamo ignorare il messaggio simbolico. Vedere un gigante del software costretto a pagare una cifra simile è un segnale che il costo della gestione impropria delle informazioni sta diventando insostenibile. È come quando un modulo nel tuo script inizia a consumare troppa RAM: prima o poi il sistema va in crash e sei costretto a riscrivere tutto. Il problema è che qui il sistema non è un semplice script, ma l’infrastruttura sociale su cui poggiano miliardi di interazioni.

Certo, c’è da essere cinici. Sappiamo bene come funzionano queste dinamiche: le multinazionali allocano budget per le ‘legal affairs’ che sono praticamente budget per la gestione del rischio. Molti si chiederanno se questi miliardi cambieranno davvero la filosofia di raccolta dati di queste corporation o se siano solo il costo del fare business in questo modo. La verità è che, finché avremo modelli di business basati sulla monetizzazione dell’attenzione e della profilazione, le sanzioni rimarranno solo voci in un bilancio annuale.

Per noi, che preferiamo un server configurato a mano e un sistema che non ci spia mentre dormiamo, questa notizia è un promemoria: la tecnologia è potente, ma quando viene usata per costruire silos di dati senza controllo, le conseguenze sono (quasi) sempre inevitabili. Restiamo vigili, usiamo strumenti che rispettino la nostra autonomia e, se possibile, cerchiamo di non far parte del dataset di qualcun altro.

Source: Meta ordered to pay $25B penalty in New Mexico Cambridge Analytica case

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