M6 e M5 Ultra: Apple ci regala la potenza di un supercomputer (ma solo se resti nel giardino recintato)

M6 e M5 Ultra: Apple ci regala la potenza di un supercomputer (ma solo se resti nel giardino recintato)

Smettetela di contare i core del vostro vecchio laptop, perché il parco giochi di Cupertino è appena diventato molto più complicato. Apple ha deciso di scuotere le acque del mercato annunciando l’arrivato dei nuovi chip M6 per il Mac mini e del mostruoso M5 Ultra per il Mac Studio. Non è la solita iterazione incrementale per far sentire il vostro hardware obsoleto dopo dodici mesi; qui parliamo di un salto che punta dritto alla gestione massiccia di workload AI e calcoli che farebbero surriscaldare anche un piccolo data center.

Il punto non è solo la velocità bruta, che secondo le specifiche è decisamente impressionante, ma la spinta verso l’AI compute. Se pensavate che i modelli linguistici locali fossero un miraggio per chi non ha una workstation da migliaia di euro, Apple sta cercando di rendere il tutto ‘trasparente’. Il nuovo M5 Ultra, incastonato nel Mac Studio, è praticamente un mostro di potenza progettato per far girare inferenze e addestramenti che finora richiedevano hardware dedicato molto più costoso e, decisamente, meno elegante.

Certo, per noi che passiamo il tempo a compilare kernel custom o a far girare container Docker sotto Linux, c’è sempre quel retrogusto di ‘giardino recintato’ che non passa inosservato. È una potenza incredibile, non possiamo negarlo. Vedere un chip con queste capacità di calcolo neurale è eccitante, specialmente se pensiamo alle potenzialità per lo sviluppo di modelli open source che girano in locale. Però, restiamo onesti: è tutta una questione di quanto sarete disposti a giocare secondo le loro regole. La potenza è enorme, ma è una potenza che vive all’interno di un ecosistema dove ogni vite è stata progettata per non essere svitata.

Non aspettatevi che questa notizia cambi le vite dei maker che lavorano con Arduino o ESP32 su un banco da saldatura; qui parliamo di una fascia che parla ai professionisti della render farm o ai data scientist. Per noi che preferiamo l’approccio ‘apri e smonta’, il nuovo M6 è un oggetto del desiderio tecnico, ma resta un pezzo di hardware che parla una lingua molto proprietaria. Però, se dovessi scegliere un terminale per far girare un LLM locale senza far esplodere la stanza, ammetto che questo setup sarebbe decisamente una figata atomica.

Insomma, la potenza è aumentata, l’AI è il nuovo centro del mondo e noi restiamo qui a chiederci se tra un po’ questi chip riusciranno a far girare anche la nostra voglia di libertà. Ma per ora, se avete un budget illimitato e volete far girare modelli pesantissimi, il Mac Studio con M5 Ultra è ufficialmente il nuovo boss del parco.

Source: Apple introduces M6 and M5 Ultra for a big leap in performance and AI compute

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