
Se pensavate che il vero incubo di un sysadmin fosse un aggiornamento del kernel che rompe i driver della GPU alle tre di notte, preparatevi a cambiare prospettiva. Avete presente quando qualcuno prova a regolare un circuito complesso usando un martello pneumatico? Ecco, la legislazione californiana sulla verifica dell’età stava esattamente facendo questo.
Il punto è questo: l’originale ‘Digital Age Assurance Act’ era una perla di incompetenza tecnica. L’idea era di spostare l’onere della verifica dell’età dai siti web direttamente al livello del sistema operativo. In pratica, volevano che il tuo OS chiedesse la data di nascita durante il setup e passasse un ‘segnale’ alle app. Se sei sotto i 13, l’app non parte. Un incubo di privacy totale, un far west di tracking che avrebbe trasformato ogni dispositivo in un terminale di controllo dell’identità.
Ma il vero delirio era l’impatto sul mondo open source. Come pensate di imporre una verifica dell’età a una distribuzione Linux gestita da volontari sparsi per il globo, che non hanno nemmeno un ufficio legale o un server di telemetria centralizzato? Era come cercare di multare il vento perché soffia troppo forte verso un parco giochi.
Per fortuna, dopo il clamoroso backlash della community e delle organizzazioni come la EFF, è arrivato un briciolo di senso. Un nuovo emendamento (l’AB 1856) propone di esentare dal obbligo gli operating system distribuiti sotto licenze che permettono di copiare, ridistribuire e modificare il software. In parole povere: se puoi smontare, smanettare e ricompilare il codice, non sei un ‘fornitore di OS’ responsabile della verifica dell’età. Una vittoria clamorosa per Debian, Arch, Fedora e compagni.
Dal mio piccolo angolo di mondo, tra un progetto in Blender e una sessione di debugging su Godot, trovo che questa sia la solita storia: i legislatori che scrivono leggi su tecnologie che non sanno nemmeno far partire. È la stessa logica per cui si cerca di regolare l’intelligenza artificiale come se fosse un elettrodomestico standard.
Certo, non è tutto rose e fiori. L’emendamento non cancella la legge originale, che rimarrà in vigore per i giganti proprietari come Apple e Google. Quindi, il rischio di ‘vendor lock-in’ normativo resta altissimo. E per noi che amiamo la libertà, resta un monito: la privacy si difende con il codice, non con le leggi, perché quando la legge decide di ‘proteggerti’, spesso finisce per installarti un spyware di Stato nel bootloader.
Per ora, possiamo continuare a installare le nostre distro preferite senza dover caricare la scansione della carta d’identità al primo boot. Ma tenete gli occhi aperti, perché la prossima volta potrebbero provare a regolamentare anche il numero di FPS massimi per ‘prevenire l’epilessia digitale’.
Source: California moves to exempt Linux from its age-verification law after backlash
