LibreOffice ha appena vinto la battaglia più epica dell’anno: l’intelligenza è nel codice, non nei bot

LibreOffice ha appena vinto la battaglia più epica dell'anno: l'intelligenza è nel codice, non nei bot

C’è un momento preciso in cui capisci che il mondo è impazzito, e quel momento è quando un software decide di diventare virale non perché ha aggiunto una feature rivoluzionaria, ma perché ha promesso di non toccare la tua privacy con un algoritmo predittivo.

Sì, avete letto bene. La versione 26.8 di LibreOffice ha appena fatto esplodere i contatori, superando il milione di download. E la causa non è un nuovo motore di rendering o una patch per risolvere quel bug che ci perseguita da tre release, ma un messaggio quasi poetico: «No, non abbiamo l’intelligenza artificiale».

In un’epoca in cui ogni azienda, dalla più strutturata alla startup di garage che ha appena scoperto cosa sia un transformer, cerca di infilarti un assistente virtuale che scrive email al posto tuo (e che probabilmente sta mandando i tuoi dati a addestrare un modello in qualche server in California), LibreOffice ha scelto la via del purismo. È come se, in un mondo di auto che guidano da sole e che ti monitorano pure quando hai solo fame, qualcuno decidesse di venderti una vecchia Land Rover robusta, senza driver, senza sensori, ma che ti porta dove vuoi senza chiederti l’email per sbloccare il cambio.

Il successo di questa release è un segnale fortissimo per la community. È la prova che esiste ancora una massa critica di utenti, maker e professionisti che non hanno bisogno di un generatore di testo che faccia allucinazioni nei documenti, ma che cercano solo uno strumento che faccia esattamente quello che gli viene chiesto, senza telemetria invasiva o tentativi di ‘aiutarti’ a scrivere una nota che non hai chiesto di scrivere.

Certo, non siamo qui a fare i moralisti sulla tecnologia in sé, l’AI è affascinante quanto un set di componenti stampati in 3D perfettamente calibrati. Il punto è l’approccio. Vedere i colossi del software spingere l’hype dell’AI a ogni costo, trasformando ogni tool in un ecosistema di raccolta dati, è stancante. LibreOffice, restando fedele al suo DNA open source e alla sua filosofia ‘no-nonsense’, ha trasformato la mancanza di una feature in un punto di forza commerciale senza precedenti.

In Italia, dove spesso siamo gli ultimi a ricevere gli aggiornamenti o le versioni più complete, vedere una notizia del genere ci ricorda che il potere è ancora nelle mani di chi sceglie lo strumento, non di chi lo impone. Quindi, un brindisi alla fondazione di LibreOffice: grazie per aver mantenuto il codice pulito, i download alti e i nostri file liberi da intrusioni algoritmiche non richieste.

Source: LibreOffice breaks download records after declaring it has no AI features

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