
Immaginate di essere nel bel mezzo di una sessione di debugging notturna, con tre terminali aperti, un caffè ormai freddo e quella fastidiosissima finestra di Signal che fa flickerare tutto lo schermo perché, ovviamente, è un altro contenitore Electron che mangia RAM come un mostro affamato. In quel momento, l’unica cosa che vorresti è un tool che faccia esattamente quello che serve a te, senza microtransazioni assurde o funzioni inutili che non hai mai chiesto.
Recentemente è emersa una riflessione che sta facendo tremare i pilastri del software tradizionale: la cosiddetta ‘Emacsification’. Se siete parte della tribù che passa le giornate a configurare file .dotfiles o a modificare script Python per automatizzare compiti ridicoli, avete capito il punto. Il software sta smettendo di essere un prodotto preconfezionato che devi subire e sta diventando qualcosa di malleabile, quasi come una configurazione di Emacs.
L’autore di un post recente su Hacker News ha dimostrato che non serve più passare ore a cercare un visualizzatore Markdown decente sull’App Store (dove trovi solo roba mediocre che non supporta nemmeno il copia-incolla). Gli è bastato mezz’ora di interazione con Claude per ‘estrudere’ un’app nativa per macOS, MDV.app, che funziona meglio di qualsiasi cosa abbia trovato in commercio. Ha usato l’AI non per scrivere un saggio, ma come un compilatore ultra-intelligente per trasformare un’idea in codice Swift pronto all’uso.
Questo è il vero potenziale per noi maker e hacker. Non stiamo parlando di usare ChatGPT per farsi scrivere la mail al capo, ma di usare gli agenti per costruire interfacce native, veloci e leggere che risolvono i nostri problemi specifici. È la fine del regno dell’Electron-heavy-trash che appesantisce ogni nostro workflow. Possiamo finalmente smettere di accontentarci di tool TUI (Terminal User Interface) che sono fighi ma faticosi da leggere, e iniziare a generare piccole utility grafiche, customizzate, che girano nativamente sul nostro sistema.
Certo, c’è da essere onesti: il rischio è che ci trasformiamo tutti in un esercito di persone che creano micro-app inutilizzabili per chiunque altro, esattamente come accade con i pacchetti Elisp. Ma onestamente? Mi va benissimo. Preferisco mille volte un software ‘egoistico’, scritto per me e per le mie esigenze, piuttosto che un software ‘universale’ che è un compromesso infinito tra mille funzioni che non uso mai.
La vera rivoluzione non è nel codice prodotto, ma nei prompt utilizzati. Il nuovo linguaggio di programmazione non è più solo sintassi e logica, ma è l’idea stessa. Se avete un problema specifico, non cercate la soluzione su Stack Overflow: istruite un agente a costruirvela. Il futuro del software non è più ‘compra e usa’, ma ‘configura e genera’. E onestamente, non vedevo l’ora che arrivasse un momento così.
Source: The Emacsification of Software
