
C’è una differenza abissale tra risolvere un bug dopo quattro ore di debug notturno tra caffè freddi e log criptici e fare un semplice ‘prompt engineering’ su ChatGPT e inoltrare il risultato su Slack.
Ultimamente, che sia per scrivere documentazione, analizzare un dump di memoria o generare boilerplate per un nuovo progetto in Godot, stiamo delegando sempre più la parte ‘difficile’ (o almeno quella noiosa) a dei bot. E il problema non è l’uso dell’AI in sé — anzi, chi siamo noi per andare contro il progresso? — il punto è l’etichetta del lavoro collaborativo. Recentemente, un interessante spunto su Hacker News ha sollevato una questione che tocca da vicino tutti noi: se chiedi l’attenzione di un altro essere umano, dovresti dimostrare un impegno umano.
Il rischio è quello di finire in un loop di pigrizia tecnologica. Se il tuo collega riceve un’email, un report o una proposta che è solo il ‘forward’ di un output grezzo di un modello linguistico, che senso ha? Non c’è sintesi, non c’è analisi critica, non c’è quel tocco di ‘smanettamento’ che serve a capire se la soluzione proposta funziona davvero o se è solo un’allucinazione convincente del modello.
Per noi che amiamo il makerismo, il valore sta proprio nel processo. Se sto costruendo una CNC per riciclare la plastica, non mi serve un manuale generato in massa che dice ‘fai così’; mi serve sapere che qualcuno ha testato la resistenza del materiale e ha capito perché il motore passo-passo saltava i passi. Lo stesso vale per il codice. Mandare un pull request che è solo un output AI senza aver verificato i margini di errore è l’equivalente digitale di lanciare un pezzo di plastica fusa senza controllo della temperatura: un disastro annunciato.
Non stiamo dicendo di boicottare l’AI. Usiamola per velocizzare i task ripetitivi, per pulire il codice o per generare bozze. Ma usiamola come uno strumento, non come un sostituto del nostro cervello. Il vero valore aggiunto in un team di sviluppatori o maker è proprio quella capacità di filtrare il rumore, di applicare il contesto e di dire: ‘Ho provato questa strada automatizzata, ma ho dovuto correggere questo punto perché…’.
In breve: se vuoi che qualcuno si fermi a leggere quello che hai scritto, non limitarti a fare il copia-incolla dal prompt. Mettici la faccia, mettici il sudore (o almeno un po’ di logica) e dimostra che dietro quel testo c’è ancora un essere umano che ha capito cosa sta succedendo. Altrimenti, tanto vale mandarsi le notifiche da soli tra bot.
Source: If you are asking for human attention, demonstrate human effort
