
Avete mai avuto la sensazione che il mondo si stia improvvisamente facendo più piccolo, quasi come se qualcuno stesse stringendo le pareti intorno alla vostra bolla digitale?
Non è solo una suggestione da lunedì mattina. Guardando la traiettoria delle grandi piattaforme e dei nuovi modelli di consumo di contenuti, sembra che stiamo assistendo a una sistematica operazione di ‘recintamento’ dell’informazione. Quello che un tempo era un web di collegamenti ipertestuali, un ecosistema dove potevi saltare da un giardino all’altro con un semplice click, sta diventando una serie di fortezze isolate, ognuna con le sue regole, i suoi pedaggi e i suoi guardiani.
Il fenomeno è evidente in quello che molti definiscono l’era dei ‘walled gardens’. Le piattaforme non si limitano più a ospitare contenuti; costruiscono perimetri. Non ti permettono di uscire, non ti permettono di portare con te i tuoi dati e, soprattutto, non ti permettono di vedere cosa succede nel giardino del vicino. Tutto è progettato per trattenerti, per far sì che ogni interazione avvenga all’interno del perimetro controllato, dove l’unico scopo è monitorare, misurare e, infine, monetizzare ogni tuo respiro digitale.
E la cosa più inquietante è che questo processo avviene quasi senza che ce ne accorgiamo. Non ci sono cancelli che sbattono davanti ai nostri occhi, ma solo piccoli cambiamenti nell’interfaccia, limitazioni nelle API, o la progressiva scomparsa di quel senso di libertà che rendeva il web un luogo di scoperta. Si passa dalla navigazione alla fruizione passiva. Non sei più un esploratore; sei un ospite in una stanza dove il buffet è limitato a ciò che l’algoritmo ha deciso che ti piaccia.
In Italia, e in Europa in generale, cerchiamo di combattere questa tendenza con regolamentazioni che tentano di abbattere queste barriere, ma la velocità con cui le infrastrutture digitali si auto-isolano è impressionante. Il rischio non è solo perdere l’accesso a informazioni diverse, ma perdere la capacità stessa di immaginare un altrove. Se il perimetro si stringe abbastanza, finiremo per dimenticare che fuori esiste un mondo che non è stato filtrato, curato o pre-masticato per noi.
La vera sfida non sarà solo combattere i monopoli, ma difendere l’idea stessa di un ecosistema aperto, dove la scoperta non sia un privilegio concesso da un algoritmo, ma un diritto garantito dalla struttura stessa della rete.
Source: What we call "age verification" is actually mass surveillance
