
Avete mai pensato che il vostro prossimo grande problema hardware potrebbe non essere un corto circuito su un modulo ESP32 o un driver corrotto su una vecchia macchina CNC, ma il fatto che un algoritmo abbia deciso che siete già defunti?
Ecco, capita. Recentemente è emersa una storia che definire ‘surreale’ è riduttivo. Un autore tech ha ricevuto diversi messaggi di condoglianna e domande sulla sopravvivenza della sua attività. Il colpevole? Una recensione generata da un’AI su Facebook che, con la tipica sicurezza di chi non ha la minima idea di cosa stia dicendo, ha dichiarato che l’autore era deceduto nel maggio del 2024.
Sì, avete letto bene. L’AI non ha solo sbagliato i fatti; ha creato un intero scenario di decesso, arricchendolo con quel mix di praise sintetico e dettagli inventati che ormai è il marchio di fabbrica dei bot più creativi. In pratica, l’intelligenza artificiale ha raggiunto un livello di avanzamento tale da poter eliminare le persone dal mondo reale prima ancora che loro stessi se ne accorgano. Praticamente un killer digitale, ma senza il minimo sforzo computazionale.
Da smanettone, trovo tutto questo incredibilmente divertente, ma anche profondamente irritante. Siamo passati dal lottare contro i bug del codice al dover lottare contro la ‘verità’ che viene riscritta da modelli linguistici addestrati su dataset che sono un mix tossico di tutto ciò che navighiamo. Se un LLM può inventare una morte con tale convinzione, immaginate cosa può fare con una specifica tecnica di un componente o con una procedura di sicurezza di una stampante 3D. Il rischio non è solo la fake news, è il degrado sistematico dell’informazione affidabile.
Per noi che amiamo smontare le cose, che passiamo le notti a far girare script per automatizzare processi o a modellar pezzi in Blender, questa è una nota dolente. La nostra cultura si basa sulla precisione, sul ‘funziona o non funziona’. Se iniziamo a basare la nostra conoscenza su recensioni e riassunti generati da macchine che allucinano con la stessa nonchalance con cui un programmatore junior scrive un loop infinito, siamo fritti.
Quindi, la prossima volta che vedete un post che sembra troppo convincente, fate un check manuale. Non fidatevi del prompt. E se l’AI decide che anche voi siete morti, beh… almeno non dovrete più preoccuparvi di aggiornare i driver della scheda video o di finire in un loop infinito di debugging. Ma per ora, io sono ancora qui, vivo e vegeto, pronto a smanettare su tutto ciò che è elettricità e codice.
