
E se vi dicessi che il prossimo linguaggio di programmazione di tendenza non è nato da notti insonni passate a debuggare tra caffè e ansia, ma da una conversazione serrata tra un programmatore e un’intelligenza artificiale?
Sembra la trama di un film di fantascienza, ma è esattamente quello che è successo con Goose. Wouter van Oortmerssen, un nome che nel mondo dei compilatori non passa inosservato, ha utilizzato modelli avanzati di AI per implementare un intero linguaggio di programmazione partendo da un design che aveva in mente anni fa. Non è solo un esperimento di coding, è una dichiarazione di intenti sulla nuova era dello sviluppo software.
Goose non è il solito linguaggio accademico che finisce nel dimenticatoio dopo due release. È un compilatore ‘whole-program’ scritto in C++, capace di emettere codice C, e con una libreria standard che fa sognare chiunque si occupi di grafica o fisica. Immaginate di poter gestire fisica rigida con Box3D o interfacce utente con Nuklear, tutto integrato in un ecosistema che punta alla performance pura. La cosa interessante è che, nonostante la potenza, il linguaggio mantiene una filosofia leggibile e strutturata, quasi come se avesse ereditato il DNA di altri progetti di successo dell’autore.
Ma veniamo alla parte che fa discutere i puristi. L’autore stesso ammette che il repository è stato prodotto quasi interamente con l’aiuto dell’AI. Questo solleva questioni affascinanti: siamo di fronte a una democratizzazione della creazione di linguaggi o a una sorta di ‘pigrizia tecnologica’ che potrebbe svalutare il mestiere? Goose è un esperimento di implementazione, non solo di design. L’autore ha usato l’AI per colmare il gap tra l’idea e la realtà, usando il suo precedente compilatore (Lobster) come guida stilistica per istruire il modello.
Per noi sviluppatori, il valore sta nel risultato: un linguaggio solido, con test suite, documentazione e persino un’estensione VS Code pronta all’uso. Anche se non siamo ancora pronti per sostituire il C++ o il Rust con un compratore generato da un prompt, Goose dimostra che l’AI può essere un partner di programmazione incredibile, capace di gestire la complessità di trentamila righe di C++ senza perdere il filo.
Insomma, che sia un miracolo della modernità o una provocazione tecnica, Goose merita un’occhiata. Se avete voglia di testare qualcosa di nuovo che punta dritto al cuore delle performance, questo è il momento giusto per scaricare i sample e vedere di cosa è capace.
Source: The Goose Programming Language
