I segni di uguale negli email vecchi: perché sembrano scritti da un hacker impazzito?

I segni di uguale negli email vecchi: perché sembrano scritti da un hacker impazzito?

Ti è mai capitato di guardare vecchi email e chiederti: “Ma questi segni di uguale cosa cavolo significano?”? Se sì, non sei solo. Anzi, è una domanda che ha tormentato molti smanettoni negli ultimi giorni. E la risposta? È una storia di incompetenza tecnologica, standard mal concepiti e una buona dose di nostalgia per gli anni ’80.

Partiamo dal problema: perché diavolo ci sono tutti questi “=” sparsi negli email vecchi? Alcuni dicono che sia un codice segreto, altri che sia un artefatto di OCR. In realtà, è molto più banale: è colpa di chi ha convertito quegli email in un formato leggibile. E sì, “convertito” è la parola chiave qui.

Negli anni ’80, gli email erano più o meno testo puro. Poi, qualcuno ha avuto l’idea brillante di inventare le “linee lunghe” e i “rock dots” (sì, proprio così, i “punti di roccia”). E così, i computer hanno dovuto “codificare” gli email prima di inviarli. Il risultato? “Quoted printable”, un sistema che, come diceva la gente all’epoca, era “Quoted unreadable”.

Immagina di scrivere una riga lunghissima in un client email. Per non far impazzire il server, il software divide la riga in due, aggiungendo un “=” alla fine della prima parte. Così, quando il server riceve l’email, sa che quelle due righe dovrebbero essere una sola. Facile, no? Beh, non proprio.

Il problema è che chi ha convertito questi email ha fatto un casino. Ha preso le righe che finivano con “CRLF” (il classico “Windows” line ending) e le ha trasformate in “NL” (il “Unix” line ending). E qui è dove le cose si sono complicate. Se il tuo algoritmo per decodificare gli email è “trova il “=” alla fine della riga, cancella due caratteri e poi il “=””, beh, indovina un po’? Perdi un carattere. E il “=” rimane lì, come un fantasma digitale.

Ma non è finita qui. Il “=” ha anche un altro uso: codificare caratteri speciali. Ad esempio, “=C2” è il primo carattere di una sequenza UTF-8, e “=A0” è uno “spazio non separabile”. Insomma, chi ha fatto questa conversione ha probabilmente usato un semplice “trova e sostituisci” invece di un decoder vero e proprio.

Allora, cosa significa tutto questo per noi smanettoni? Beh, per prima cosa, è un altro esempio di come la tecnologia possa diventare un casino se non gestita con cura. È anche un promemoria del fatto che, anche negli anni ’80, qualcuno faceva schifo a scrivere software. E infine, è una lezione di umiltà: anche i problemi più strani possono avere soluzioni semplici, se solo ci prendiamo il tempo di capire cosa sta succedendo.

Quindi, la prossima volta che vedi un email vecchio con tutti quei “=” sparsi ovunque, ricordati: non è un codice segreto, è solo un altro esempio di incompetenza tecnologica. E forse, proprio per questo, è ancora più affascinante.

Source: What's up with all those equals signs anyway?

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