Hardware analogico: perché il tuo cervello preferisce la carta al cloud

Hardware analogico: perché il tuo cervello preferisce la carta al cloud

Smettetela di pensare che l’unico modo per ottimizzare il throughput di informazioni sia aumentare la frequenza di polling della tastiera o passare a un monitor con una frequenza di aggiornamento più alta.

Recentemente è circolata una riflessione di Neal Stephenson (sì, proprio lui, il tipo che ha scritto di cyberpunk prima ancora che diventasse un genere mainstream) che mette in luce un concetto che potremmo definamente definire «low-tech high-performance». Il punto è semplice: scrivere a mano su carta, usando una vecchia penna stilografica o un pennarello, attiva aree del cervello molto più ampie rispetto al semplice digitare su una tastiera meccanica o su uno schermo touch.

Non è solo questione di nostalgia per l’era pre-digitale o di un desiderio di fare i hipster con l’inchiostro di quercia. La scienza dice che quando tracci fisicamente i segni su una superficie, stai reclutando più neuroni. È come se, invece di inviare un semplice pacchetto di dati via protocollo HTTP, stessi eseguendo un intero script di elaborazione locale che coinvolge diversi layer del tuo sistema operativo interno. La coordinazione oculo-manuale e la resistenza fisica necessaria per tracciare un segno creano un footprint cognitivo molto più profondo.

Certo, per noi che viviamo tra IDE, terminali e database, l’idea di tornare ai rotoli di carta può sembrare un downgrade barbarico. Chi di noi non ha provato la soddisfazione di un commit pulito o di uno script che gira al primo colpo senza errori di sintassi? Eppure, c’è un limite alla velocità di input quando il nostro ‘hardware’ biologico non riesce a processare l’informazione perché è troppo impegnato a gestire l’astrazione della tastiera.

Non sto dicendo di buttare via il vostro setup da setup da gaming o i vostri MacBook Pro ultra-sottili per scrivere i vostri diari su pergamena. Non siamo in un episodio di una serie fantasy dove tutto deve essere scritto con il sangue di un drago. Però, se state affrontando un problema di debugging particolarmente ostico o dovete progettare l’architettura di un nuovo microservizio, provare a schizzare l’idea su un quaderno potrebbe darvi quel boost di latenza ridotta che cercate.

In un mondo dove tutto è diventato un sottoscrizione mensile e i dati sono prigionieri di ecosistemi chiusi che non controlliamo nemmeno, la carta rimane l’unico medium con un vero e proprio ‘open source’ nativo: non ha bisogno di driver, non richiede aggiornamenti firmware e non ha una politica di privacy discutibile. È l’ultimo dispositivo offline che funziona davvero sempre.

Source: Writing by hand is good for your brain

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