
Quanto è comodo avere un assistente che non si limita a risponderti con un testo generato da un modello linguistico, ma che entra fisicamente nei tuoi account per sbrigare le tue commissioni noiosissime?
L’ultima uscita di casa x.ai punta dritto alla produttività (o al controllo totale, dipende dai punti di vista) con Grok Bot. L’idea è quella di un’entità che non si limita a stare chiusa in una chat, ma che «lavora dove lavori tu». Tradotto dal marketing-speak: l’AI ha la capacità di navigare interfacce web e applicazioni, proprio come farebbe un essere umano. L’esempio fatto da loro è quasi surreale: potresti dire al bot «Accedi a Zendesk così posso gestire la coda del supporto» e lui, con tutta la calma di un robot che non ha bisogno di caffè, andrebbe a farlo.
Per chi mastica un po’ di automazione, questo è il sogno proibito. È come avere un agent che non ha bisogno di API strutturate o di integrazioni ufficiali, perché è capace di interagiare con il DOM di un sito web come se stesse usando un browser. È l’evoluzione del concetto di RPA (Robotic Process Automation), ma con quel tocco di incertezza tipico dei modelli generativi che li rende molto più flessibili e, onestamente, un po’ inquietanti.
Certo, c’è un piccolo dettaglio che non mi fa dormire la notte: il concetto di «Log Grok Bot in once». Per far funzionare questo miracolo, devi concedere all’AI il controllo dei tuoi flussi di lavoro. In pratica, gli stai consegnando le chiavi di casa, del garage e della cassaforte. Se il bot deve navigare tra i tuoi tool, deve poter vedere ciò che vedi tu. E se il modello decide che un click in un posto sbagliato è la via più breve per completare il task, chi lo ferma?
Detto questo, non tutto è da buttare. Se riuscissero a rendere questo sistema sicuro e magari delegabile tramite script o regole logiche definite dall’utente (sì, parlo di controllo, non di delega cieca), avremmo tra le mani uno strumento di automazione che farebbe sembrare le vecchie macro di Excel dei giocattoli per bambini.
Naturalmente, restiamo nel territorio dei big tech americani. Per noi che viviamo sotto la giurisdizione del GDPR e altre regolamentazioni che trattano i dati personali con un certo rispetto, vedere un’entità che scansiona i tuoi dashboard aziendali è un po’ come vedere un alieno che atterra nel giardino di casa tua: affascinante, sì, ma controlla subito se hanno portato i documenti d’identità e se rispettano i confini del tuo giardino.
Source: Grok Bot
