Google sta pagando Elon Musk per affittare dei server? Benvenuti nel futuro (o in un manicomio)

Google sta pagando Elon Musk per affittare dei server? Benvenuti nel futuro (o in un manicomio)

Se pensavate che l’inflazione fosse l’unico problema che ci tiene svegli la notte, preparatevi a rimettervi il caffè sul fuoco.

La notizia che sta facendo saltare i circuiti su Hacker News è di quelle che ti fanno venire voglia di andare a vivere in una capanna nel bosco, lontano da ogni connessione internet. Google ha appena stretto un patto con SpaceX per noleggiare capacità di calcolo dai data center di xAI. E il prezzo non è una cifra simbolica o un bundle di crediti cloud: parliamo di 920 milioni di dollari al mese, per i prossimi 32 mesi. Sì, avete letto bene. Novecentoventi milioni. Ogni. Singolo. Mese.

Praticamente, mentre noi ci scervelliamo per far girare un modello decente su una vecchia GPU che scalda quanto un forno a legna, i giganti del settore stanno giocando a ‘Monopoly con le risorse planetarie’. SpaceX, che sta preparando la sua IPO, ha deciso che affittare potenza di calcolo è un business molto più sexy che lanciare razzi (o forse è solo un modo per far gonfiare i numeri prima della quotazione in borsa).

Dal mio piccolo osservatorio, fatto di saldatori, pezzi di ricambio recuperati e script Python che scrivo mentre aspetto che finisca la compilazione, questa cosa mi lascia un sapore metallico in bocca. Da una parte, l’idea che l’infrastruttura di xAI sia così potente da far impallidire i colossi tradizionali è eccitante. È la tipica tecnologia ‘overkill’ che amiamo: massime prestazioni, zero compromessi.

Dall’altra, è l’ennesimo esempio di quello che odio: il consolidamento estremo. Stiamo assistendo alla creazione di un monopolio di calcolo dove solo chi ha i miliardi può permettersi di addestrare modelli che non siano solo dei raffinatissimi pappagalli stocastici. Se la potenza di calcolo diventa un bene di lusso accessibile solo tramite contratti da miliardi di dollari, lo spazio per l’innovazione ‘grassroot’, quella che nasce nei garage o nei maker space, si restringe pericolosamente.

Cosa significa per noi che amiamo smanettare con Godot, Blender o addestrare piccole reti neurali su dataset custom? Che la barriera all’ingresso per la ‘vera’ AI sta diventando un muro di cemento armato. Mentre i big si scambiano budget che potrebbero finanziare la costruzione di un intero parco a tema basato su retrocomputing, noi restiamo qui a cercare di ottimizzare i pesi dei modelli per farli girare su hardware che farebbe piangere un ingegnere della NASA.

In breve: il capitalismo dell’AI sta correndo verso una singolarità finanziaria che farebbe sembrare il crash del 2008 una passeggiata. Godiamoci i vecchi arcade e i nostri progetti locali, perché il cloud di Google e SpaceX sta diventando troppo costoso anche solo per guardarlo con ammirazione.

Source: Google to pay SpaceX $920M a month for compute capacity at xAI data centers

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