Google ha un nuovo rivale? ChatGPT si è mangiato il 20% delle ricerche

Google ha un nuovo rivale? ChatGPT si è mangiato il 20% delle ricerche

Dimenticate le mappe di Mordor e i calcoli di Galadriel: la vera guerra per il dominio del mondo (o almeno del nostro tempo libero) si sta spostando su un altro fronte.

Secondo le ultime indiscrezioni che circolano nell’ecosistema tech, ChatGPT avrebbe raggiunto una quota di volume di ricerca pari al 20% di quella di Google. Sì, avete letto bene. Un quinto delle domande che prima finivano in una lista infinita di link, ad alta densità di SEO-spam e siti pieni di banner pubblicitari, ora viene risolto con una singola risposta generata da un modello linguistico.

Cosa significa concretamente per noi che passiamo la giornata tra terminal e script? Significa che il modo in cui interroghiamo la conoscenza sta cambiando radicalmente. Non stiamo più cercando un sito che *contenga* la risposta, ma stiamo chiedendo a un’entità di *elaborare* la risposta per noi. È un salto concettuale enorme, quasi come passare dal cercare un libro in una biblioteca polverosa al chiedere a un bibliotecario onnisciente (ma che a volte allucina pesantemente) di riassumerti il capitolo.

Ovviamente, come sempre, c’è un asterisco grande quanto un server rack. Se da un lato è una comodità pazzesca, dall’altro c’è quel retrogusto amaro tipico di quando una singola entità inizia a controllare troppo troppo tanto il flusso di informazioni. Se il 20% del traffico si sposta lì, la struttura stessa del web — fatta di siti indipendenti, blog e documentazione tecnica che sopravvive grazie alle visite — rischia di trovarsi in un vicolo cieco. Se non ci sono più click sui link, come fanno i creatori di contenuti a sopravvivere?

E poi c’è la domanda da un milione di dollari: come intendono monetizzare tutto questo traffico? La risposta è probabilmente già scritta nel codice, tra piani premium e integrazioni sempre più invasive. Non siamo qui a fare i nostalgici del vecchio web statico, sia chiaro, ma l’idea che la nostra finestra sul mondo diventi un recinto chiuso dove le risposte sono filtrate da un unico algoritmo proprietario non è esattamente l’utopia che ci eravamo sognati.

In Italia, poi, la questione è quasi un rumore di fondo. Mentre i giganti si spartiscono i dati e le quote di mercato globali, noi ci ritroviamo spesso a gestire le conseguenze di decisioni prese in altri fusi orari, sperando che almeno la qualità della risposta sia superiore alla solita pubblicità truccata che troviamo nei primi risultati di ricerca di Google.

Insomma, il gigante sta vacillando, ma il nuovo padrone ha un appetito che potrebbe non lasciarci molto spazio di manovra. Noi continuiamo a buildare, a smontare e a capire come funziona il motore sotto il cofano, perché l’unica vera difesa contro l’opacità è la conoscenza di ciò che accade nel prompt.

Source: ChatGPT Claims to Have Achieved 20% of Google’s Search Volume

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