Google ha deciso che la barra di ricerca ora deve avere un’anima (e un sacco di AI)

Google ha deciso che la barra di ricerca ora deve avere un'anima (e un sacco di AI)

Spostate pure via i vostri vecchi manuali d’uso e i forum di Stack Overflow, perché Google ha deciso che la nostra barra di ricerca ha bisogno di una tregua dal semplice testo.

Secondo l’ultimo comunicato ufficiale che è trapelato (con quel tipico tono pomposo da ‘we are evolving’), Google sta cambiando radicalmente la faccia della sua search box. L’obiettivo dichiarato? Unire il meglio dei motori di ricerca tradizionali con il meglio dell’intelligenza artificiale. In pratica, non vogliono solo restituirti una lista di link che devi spulciare uno per uno, ma vogliono che la barra diventi un interlocutore capace di ‘comprendere’ e sintetizzare.

Lo so cosa state pensando: «Ma non era meglio quando potevo solo digitare parole chiave e ottenere risultati?» Il rischio qui è il solito, grande classico del tech-hype: trasformare uno strumento di precisione in una scatola nera che ti risponde con un riassunto generato da un modello che, ogni tanto, si immagina le cose con una convinzione spaventosa. Se sto cercando il datasheet di un vecchio chip MOS o la configurazione corretta per un firmware custom, non voglio un’opinione creativa dell’IA; voglio i dati crudi, quelli veri, quelli che non hanno bisogno di ‘contesto semantico’.

Da smanettone, vedo due facce della medaglia. Da un lato, l’idea di poter interrogare il web in modo più fluido è decisamente figa. Immaginate di dover debuggare uno script complesso in Godot e poter chiedere alla barra di analizzare un errore logico basandosi su documentazione sparsa: se l’integ’razione funziona, è una bomba.

Dall’altro lato, però, c’è l’ombra del vendor lock-in e della perdita di controllo. Più la ricerca diventa un’esperienza ‘curata’ dall’IA, meno siamo noi a decidere cosa vedere. Il rischio è che la ricerca diventi una sorta di monologo di Google dove l’utente è solo un passante che riceve la risposta preconfezionata. Per noi che amiamo smontare i processi e capire come sono fatti i componenti, questa ‘semplificazione’ sa un po’ di fregatura.

In conclusione: restiamo vigili. Se questa nuova search box ci aiuterà a trovare più velocemente quella libreria Python perduta o quel tutorial su Blender, ben venga. Ma se inizierà a darci risposte gentili ma tecnicamente imprecise, torneremo subito ai vecchi metodi (e forse a motori di ricerca che non cercano di fare i filosofi).

Source: Google changes its search box

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