Ferrari Luce: Il nuovo design che promette l’eterno (ma con il modulo di aggiornamento incluso)

Ferrari Luce: Il nuovo design che promette l'eterno (ma con il modulo di aggiornamento incluso)

Quanto può durare un pezzo di metallo e fibra di carbonio prima che diventi un fermaporta di lusso?

Ferrari ha appena lanciato la sua nuova ‘Luce’ e, oltre al nome che evoca un’aura quasi mistica, il comunicato ufficiale si concentra su qualcosa che noi smanettoni conosciamo fin troppo bene: il concetto di ‘long-term support’. Sì, avete letto bene. Non parlano solo di aerodinamica o di quanto sia figo il nuovo design, ma di assistenza factory-backed per i componenti ad alta tensione, batterie e sistemi elettrici. In pratica, hanno trasformato l’auto di lusso in un hardware con un ciclo di vita garantito dal produttore.

Il design della Luce si presenta come un ‘singolo volume pulito’, un approccio che sembra quasi un omaggio al minimalismo dei vecchi terminale a fosfori verdi, ma con molta più aerodimentionamento e migliaia di dettagli studiati. Visivamente, sembra il tipo di oggetto che vorresti scansionare in 3D con uno scanner laser per poi provare a ricrearlo in Blender, solo per vedere se riesci a replicare quelle curve senza far esplodere la GPU.

Ma veniamo alla parte che ci interessa davvero, quella che fa prudere il pollice di chi è abituato a dissaldare chip e riprogrammare firmware. Ferrari parla di ‘aggiornamenti’ e ‘assistenza al ciclo di vita’ per i sistemi elettrici. Da una parte, l’idea che una Ferrari possa non diventare un rottame tecnologico dopo cinque anni è fantastica; l’altra, la mia parte cinica intraprende un debugging immediato della parola ‘aggiornamenti’. Siamo nel pieno dell’era del software-defined vehicle, dove la potenza non la fa solo il motore, ma il codice che gira sotto il cofano.

Per noi che amiamo il retrocomputing e le macchine che possiamo riparare con un saldatore e un po’ di logica, questo scenario è un po’ un campo minato. Se questi aggiornamenti arrivano via OTA (Over-the-Air) e sono chiusi in un ecosistema proprietario blindato, siamo di fronte al classico caso di vendor lock-in estremo. Se Ferrari decide che il tuo modulo di gestione batteria non è più ‘compatibile’ con la nuova release del loro kernel proprietario, sei fregato.

Speriamo vivamente che questo ‘Luce’ non sia solo un nome elegante per un prodotto che richiede un abbonamento mensile per mantenere attiva la funzione ‘turbo’. Se invece l’idea è davvero quella di creare un hardware robusto, capace di ricevere patch che ne migliorano l’efficienza senza che tu debba chiamare la concessionaria per ogni singola riga di codice modificata, allora Ferrari ha fatto una mossa geniale. Ma restiamo con i piedi per terra: finché non vedremo i log di sistema o una documentazione aperta, consideriamola una bellissima scultura elettrica con un software molto, molto blindato.

Source: Ferrari Luce

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