
Avete presente quella sensazione di panico quando premete ‘Sostituisci tutto’ in un editor di testo e vi rendete conto di aver appena distrutto un intero progetto? Ecco, moltiplicate quel terrore per l’intera popolazione rumena e togliete il tasto ‘Undo’.
È successo davvero: un hacker ha letteralmente cancellato l’intero database del registro fondiario della Romania. Non parliamo di un piccolo leak di email o di qualche dato demografico inutile; stiamo parlando di proprietà, confini, titoli di possesso. In pratica, un grosso pezzo di realtà digitale è evaporato nel nulla, lasciando dietro di sé solo un vuoto di bit.
Per noi che passiamo le serate a compilare kernel o a cercare di far girare software legacy su hardware che dovrebbe essere in un museo, questa notizia è un mix letale di ‘fottutamente epico’ e ‘profondamente inquietante’. C’è una certa bellezza anarchica nell’idea di un singolo individuo che, con un paio di comandi ben piazzati, può resettare la geografia legale di una nazione. È quasi da film cyberpunk, se non fosse che la realtà che ne deriva è un incubo burocratico senza fine.
Certo, siamo in Italia e, diciamocelo, se succedesse qui probabilmente passeremmo i prossimi vent’anni a discutere di certificati digitali e firme elettroniche in una commissione parlamentare, mentre il nostro catasto continuerebbe a sembrare un archivio polveroso di un ufficio postale del 1984. Tuttavia, il punto non è la geografia, ma il concetto di centralizzazione estrema. Quando metti tutto lo scibile digitale di una funzione critica dello Stato in un unico grande sacco, stai solo facilitando il lavoro di chi vuole svuotare quel sacco.
E non è finita qui, perché il resto del panorama tech sta dando il meglio di sé. Tra Graykey che fa causa al suo ex dipendente per una fuga di exploit (classica gestione HR d’altri tempi) e Hugging Face che subisce un attacco tramite AI (sì, l’AI che usiamo per scrivere poesie sta diventando un’arma da hacking), sembra che il concetto di ‘perimetro di sicurezza’ sia diventato un reperto archeologico.
In un mondo dove persino WordPress trova finalmente una RCE che non era stata rilevata prima, resta solo da sperare che i nostri database non decidano di seguire l’esempio rumeno. Ma ehi, almeno la prossima volta che qualcuno vi chiederà di aggiornare il software, avrete una scusa valida per ignorare la notifica.
