Delete operations: quando la big science decide di fare ‘git checkout’ sul passato

Delete operations: quando la big science decide di fare 'git checkout' sul passato

Avete presente quando state scrivendo una funzione super complessa, tutto sembra girare alla perfezione, e poi vi accorgete che un commit sbagliato ha corrotto l’intero database? Ecco, è un po’ quello che è successo nel mondo dell’alta ricerca scientifica, solo con molta più carta bollata e decisamente meno possibilità di fare un semplice ‘revert’.

Recentemente, Springer Nature ha deciso di applicare un comando di cancellazione su due studi provenienti dal prestigioso Max Planck Institute. Non parliamo di un piccolo bug nel codice di una libreria Python, ma di pezzi di letteratura scientifica che, boom, spariscono dalle pubblicazioni ufficiali. Una ‘retraction’ che fa tremare i polsi ai ricercatori di tutto il mondo.

Per chi non mastica la gerarchia accademica, la questione è questa: la scienza si basa sulla peer-review, un processo che dovrebbe essere il gold standard della verifica. Ma quando un colosso dell’editoria decide che certi dati non sono più ‘validi’ e li rimuove, si crea un vuoto di informazioni che è ben più pericoloso di un server senza backup. Il problema non è solo l’errore in sé — perché l’errore fa parte del processo di debugging della realtà — ma il modo in cui la conoscenza viene gestita e, in pratica, smaltita.

Certo, siamo in Italia e qui la burocrazia spesso è la vera protagonista dei glitch sistemici, quindi una notizia che viene da un editore internazionale potrebbe sembrare lontana come un server in un caveau sotterraneo. Però, la sostanza è universale: stiamo assistendo a un fenomeno dove il controllo del ‘canone’ scientifico è nelle mani di pochi grandi player che hanno il potere di decidere cosa deve restare nel registro della storia e cosa deve finire nel cestino.

È un po’ come se un provider decidesse arbitrariamente di rimuovere i tuoi repository perché non rispettano i loro nuovi e ambigui standard di ‘qualità’. È un rischio per l’integrità del sapere condiviso. Quando l’accesso alla verità passa attraverso i gatekeeper dell’industria dell’editoria, il rischio di una censura involontaria (o troppo intenzionale) è altissimo.

Possiamo dire che sia una notizia che ci fa riflettere su quanto sia fondamentale la decentralizzazione dell’informazione. Meno gatekeeper, più trasparenza, più open access. Perché la scienza, proprio come il buon codice open source, dovrebbe essere auditabile da tutti, senza che un editore possa decidere di fare un ‘force push’ distruttivo sulla nostra memoria collettiva.

Source: Springer Nature has removed two studies by Max Planck

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