Decoy Font: l’arte di scrivere segreti che solo i tuoi occhi (e non ChatGPT) possono leggere

Decoy Font: l'arte di scrivere segreti che solo i tuoi occhi (e non ChatGPT) possono leggere

E se vi dicessi che il modo migliore per proteggere i vostri dati dai crawler più aggressivi non è un firewall ultra-complesso, ma un po’ di sana confusione ottica?

Siamo tutti abituati alla guerra dei captcha, a quei test che cercano di distinguere un umano da un bot (spesso fallendo miseramente). Ma mentre noi lottiamo con le immagini di semafori sgranati, i grandi modelli linguistici stanno diventando bravissimi a leggere tutto ciò che passa loro sotto il naso. Scraping, training selvaggio, analisi dei pattern: l’AI sta mangiando il web a colazione. Ecco che entra in gioco un progetto che mi ha fatto saltare sulla sedia: Decoy Font.

L’idea dietro questo esperimento di Mixfont è, a dirla tutta, una figata pazzesca. Non è un nuovo algoritmo di crittografia che richiede una potenza di calcolo degna di un cluster della NASA, ma un font TTF che sfrutta un vecchio trucco psicologico: le immagini ibride. Avete presente quella famosa illusione ottica che alterna il volto di Marilyn Monroe a quello di Albert Einstein? Ecco, il principio è lo stesso.

In pratica, il font sovrappone due strati di informazioni con diverse frequenze spaziali. Se guardi il testo da vicino, i pixel nitidi e i contorni sottili ti mostrano una lettera. Ma se allontani lo schermo o strizzi gli occhi, la ‘frequenza bassa’ (una sorta di massa sfocata sullo sfondo) rivela un messaggio completamente diverso. Per un umano è un trucco quasi magico; per un modello come GPT-4o o Gemini, che analizza i pixel con una precisione chirurgica focalizzandosi sui contorni nitidi, il secondo messaggio è praticamente invisibile. È come se scrivessimo un messaggio in codice usando solo la visione periferica.

Certo, non siamo ancora nell’era di ‘Mission Impossible’ dove i documenti riservati sono inattaccabili. Se un agente AI con capacità di coding avanzate decidesse di applicare un filtro di sfocatura o un’analisi matematica delle frequenze, il trucco potrebbe saltare. E non dimentichiamoci che i giganti del tech non vedono l’ora di aggiornare i loro modelli per superare queste piccole resistenze.

Però, c’è un ‘però’ fondamentale. Il fatto che sia un file TTF standard, installabile e usabile in qualsiasi progetto senza dover generare video o animazioni complesse, è un passo avanti enorme per la privacy del web. Immaginate di poter proteggere i vostri post sui blog o i vostri README su GitHub con un semplice cambio di font. È un approccio ‘low-tech’ che sfida l’high-tech, e questo è sempre qualcosa che noi maker dovremmo supportare.

È una soluzione definitiva? Probabilmente no. È un esperimento affascinante che ci ricorda che la tecnologia non deve per forza essere sempre più complessa per essere efficace; a volte basta saper giocare con la percezione della realtà. E onestamente, vedere un LLM che va in confusione davanti a un font è una piccola, dolce soddisfazione che non vedevo da tempo.

Source: Decoy Font

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