
Il futuro dell’intelligenza artificiale è arrivato, ed è decisamente pieno di buchi di sicurezza grandi come un hangar della Boeing.
Avete presente tutta quella narrazione tutta ‘magica’ e ‘rivoluzionaria’ che ci vendono i giganti del software, dove l’AI risolve ogni problema e automatizza ogni task noioso? Ecco, dimenticatela per un secondo. Perché, mentre tutti si riempiono la bocca con i miracoli del Machine Learning, qualcuno si è dimenticato di controllare le basi del coding più elementari. Microsoft Copilot, l’assistente che dovrebbe aiutarci a scrivere email e riassumere meeting, ha appena dimostrato di avere la capacità di farsi hackerare con una facilità che farebbe invidia a un principiante alle prime armi su TryHackMe.
Il problema, come spesso accade quando si cerca di fare troppo e bene troppo poco, è un parametro segreto. Sì, avete letto bene. Esisteva un input nascosto, un parametro che non doveva essere visibile o manipolabile, che invece era lì, lì a fare da invito per i malintenzionati. La vulnerabilità permetteva agli hacker di orchestrare un attacco dove, bastava che l’utente cliccasse su un link apparentemente innocuo per far sì che le sue password venissero estratte e inviate ai cattivi.
Non è che servisse un exploit da film di serie tipo ‘Mr. Robot’ con codici verdi che scorrono su schermi neri; era una falla strutturale nel modo in cui l’interfaccia gestiva certi dati. È il classico caso in cui la complessità aggiunta per rendere l’esperienza ‘user-friendly’ e ‘integrata’ finisce per creare una superficie di attacco enorme e assolutamente incontrollabile.
Siamo onesti: noi che mastichiamo Linux e amiamo il controllo totale del nostro stack tecnologico, quando leggiamo queste notizie, non ci stupiamo nemmeno più. Ci sentiamo solo confermati nel fatto che quando si spinge troppo sull’automazione e si chiude tutto in ecosistemi proprietari e blindati, la sicurezza diventa solo un’altra parola da usare nei comunicati stampa per rassicurare gli azionisti.
In Italia, tra l’altro, non che ci salvi qualcosa: le leggi sulla privacy qui sono feroci, ma se il bug è nel codice sorgente che arriva da Redmond, la GDPR può solo guardare mentre i tuoi dati volano via. Quindi, un consiglio da amico: se vedete un link sospetto che sembra promesso bene, non cliccate. E se pensate che l’AI vi proteggerà da un errore di programmazione grossolano, beh… forse è il momento di tornare a usare un buon vecchio terminale e un po’ di sano scetticismo.
Source: Microsoft Copilot reveals secret input that allowed it to be hacked
