Cloudflare e il grande refactoring umano: quando il layoff è l’unico script che sanno far girare

Cloudflare e il grande refactoring umano: quando il layoff è l'unico script che sanno far girare

Trovate un bug che non si possa risolvere con un semplice ‘git revert’ e avrete il problema di Cloudflare di questa settimana. La notizia è arrivata come un kernel panic in pieno sabato sera: l’azienda ha deciso di tagliare circa l’1100 dipendenti, ovvero il 20% della forza lavoro. Sì, avete letto bene. Un quinto delle persone che tengono in piedi gran parte dell’infrastruttura web globale è stato mandato a casa con un messaggio preimpostato.

Il titolo del loro blog ufficiale è il classico esempio di corporate-speak che fa venire il mal di testa: «Building for the future». Tradotto dal linguaggio degli investitori: «Dobbiamo far tornare i margini e abbiamo deciso che alcune teste sono diventate un costo eccessivo». È la solita vecchia storia di ottimizzazione dei costi che si spaccia per visione strategica. Per noi che passiamo le serate a configurare server, gestire DNS o smanettare con script di automazione, leggere queste news è come vedere un pezzo di codice critico rimosso da una repository senza che nessuno abbia aperto una pull request.

Dal punto di vista tecnico, Cloudflare è un pilastro. Se i loro servizi iniziano a vacillare perché hanno tagliato troppo sul personale operativo, non è che cade solo un sito di e-commerce; rischia di saltare un pezzo fondamentale della resilienza di Internet. E non parlatemi di ‘efficienza tramite AI’. Lo so, lo so, l’hype è ovunque, ma l’intelligenza artificiale non può rispondere a un ticket critico alle tre di notte quando un nodo va in crash o quando c’è un attacco DDoS che sembra un’invasione di zombie.

Cosa significa per noi, la community dei maker e degli smanettoni? Significa che il vendor lock-in sta diventando sempre più pericoloso. Più queste grandi entità centralizzano il potere e poi riducono le risorse umane, più diventiamo vulnerabili. Se la gestione del ‘cloud’ diventa troppo automatizzata e priva di supervisore umano competente, ci ritroveremo tutti a combattere contro black box indecifrabili che decidono il destino della nostra connettività.

Il mio consiglio? Continuate a sperimentare con soluzioni self-hosted, studiate come configurare i vostri proxy e, se potete, non affidate l’intera esistenza digitale a un unico, enorme, e sempre più snello, fornitore. Il futuro è figo, certo, ma è molto più divertente quando il futuro è costruito da persone che sanno ancora come si usa un terminale, e non solo da script di ottimizzazione del profitto.

Source: Cloudflare to cut about 20% workforce

Lascia un commento