
Avete presente quando cercate di entrare in un club esclusivo e il buttafuori vi ferma perché non riconosce la vostra faccia? Ecco, Anthropic ha appena deciso di trasformare Claude nel nuovo sbarramento di sicurezza per i minorenni.
La notizia è questa: da oggi, se volete continuare a dialogare con il grande Claude senza che il vostro account finisca nel dimenticatoio, dovrete dimostrare di aver superato il traguardo dei 18 anni. E non parliamo di un semplice ‘clicca qui se sei adulto’ che tutti abbiamo imparato a ignorare con la grazia di un bot. No, qui la faccenda si fa seria, quasi da agente dell’FBI in missione sotto copertura.
Se i sistemi di Anthropic rilevano dei segnali sospetti che possano far pensare a un utente sotto la maggiore età, scatta il blocco. E per sbloccare la situazione, hanno mandato in campo Yoti, una piattaforma terza specializzata nella verifica dell’identità. Le opzioni sono quelle che si trovano nei film di spionaggio di serie B: potete scattare un selfie e lasciare che un algoritmo faccia una stima della vostra età (faciale age estimation, per i fan della terminologia tech), oppure caricare un documento d’identità, passaporto o patente.
Ovviamente, la risposta ufficiale è che i dati vengono cancellati subito dopo il controllo e che Anthropic non vedrà mai i vostri documenti. Molto rassicurante, certo. È quel classico ‘fidati di me’ che ci fa venire i brividi ogni volta che un servizio cloud ci chiede di consegnare i nostri dati biometrici.
Per noi che viviamo in Italia, la questione ha un sapore un po’ diverso. Mentre negli USA queste procedure sono spesso dettate da leggi sulla privacy dei minori che cercano di evitare class action monumentali, da noi siamo abituati a un approccio leggermente meno… invasivo (o almeno, meno automatizzato con algoritmi di riconoscimento facciale). Detto il fatto che la tecnologia sia disponibile globalmente, aspettatevi che queste procedure inizino a bussare anche alle nostre porte.
C’è una parte di me che ammira l’efficienza del sistema, ma una parte molto più grande (quella che preferisce i software open source e la sovranità dei dati) vede in tutto questo un passo avanti verso quel mondo digitale dove ogni nostra interazione deve essere validata da un terzo ente certificato. È un po’ come se, per usare una calcolatrice online, dovessimo dimostrare di aver finito le elementari.
In breve: se usate Claude, tenete pronta la fotocamera e sperate che l’algoritmo non vi scambi per un adolescente in cerca di cheat per Videogiochi. Il futuro è qui, ed è decisamente burocratico.
