Clandestinità 2.0: Quando la tua lampadina Wi-Fi diventa un archivio di libri proibiti

Clandestinità 2.0: Quando la tua lampadina Wi-Fi diventa un archivio di libri proibiti

C’è qualcosa di profondamente catartico nel prendere un oggetto inutile, progettato per farci sprecare soldi in ecosistemi chiusi, e costringerlo a fare qualcosa di eroico.

Avete presente quelle smart bulb che comprate con l’illusione di poter controllare l’atmosfera della vostra stanza dal telefono, ma che finiscono per essere solo un altro nodo di telemetria inutile che invia dati ai server di qualche multinanza? Ecco, dimenticate il cambio di intensità o il modo per farla diventare blu quando arriva una notifica. Il progetto di Richard Osgood ha preso quel pezzo di hardware spazzatura e l’ha trasformato in qualcosa che avrebbe reso orgogliosi i hacker della vecchia scuola: una biblioteca di libri censurati nascosta dentro il firmware di una lampadina Wi-Fi.

L’idea è geniale nella sua semplicità dissidente. Invece di limitarsi a emettere luce, la lampadina funge da server per un archivio di libri che, in certi contesti, verrebbero banditi o rimossi dai comuni motori di ricerca. Non è solo un esercizio di coding o di reverse engineering (anche se, parliamoci chiaro, smontare il firmware di una lampadina per capire come iniettare nuovi dati è la pura essenza del nostro hobby); è un atto di resistenza digitale.

Da smanettone, trovo questo approccio assolutamente ‘based’. Noi che passiamo le notti a far girare script di AI o a cercare di far comunicare un vecchio Commodore con un moderno Raspberry Pi, sappiamo bene che l’hardware è solo un contenitore. Il vero potere sta nel codice che ci scriviamo sopra. Trasformare un device IoT, tipico esempio di ‘vulnerabilità e privacy-drain’, in un archivio sicuro e quasi invisibile, è il tipo di hack che fa battere il cuore.

Ovviamente, non è tutto rose e fiori. Implementare una cosa del genere richiede una conoscenza non indifferente dei protocolli di rete e della gestione della memoria su microcontrollori che hanno meno potenza di calcolo del vostro vecchio telecomando. Ma è proprio qui che sta il bello. Per noi che amiamo il retrocomputing e la sfida del limite hardware, questo è un invito a nozze. Ci ricorda che non dobbiamo accettare l’uso ‘predefinito’ degli oggetti. Se un produttore ci vende una lampadina per farci pagare l’abbonamento al cloud, noi la riprendiamo, la flashiamo e la usiamo per ospitare la conoscenza proibita.

In un mondo di vendor lock-in e software che si aggiorna per impedirci di ripararlo, progetti come questo sono una boccata d’ossigeno. Quindi, la prossima volta che comprate un gadget smart, chiedetevi: ‘Posso trasformarlo in una biblioteca clandestina o in un server per la mia rete mesh?’ Se la risposta è sì, allora avete comprato l’oggetto giusto.

Source: Banned Book Library in a Wi-Fi Smart Light Bulb

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