Censura nel tastierino: Apple decide cosa potete (o non potete) scrivere

Censura nel tastierino: Apple decide cosa potete (o non potete) scrivere

Avete mai provato a scrivere un messaggio particolarmente… piccante o politicamente scorretto e vi siete accorti che il vostro iPhone sembra improvvisamente aver subito un lobotomia? Non è un bug, non è un problema di connessione e non siete voi che state diventando troppo educati. È che il vostro smartphone ha deciso che certi concetti sono semplicemente troppo ‘compromettenti’ per essere suggeriti durante uno swipe sulla tastiera.

Recentemente è emerso quello che viene chiamato ‘Apple’s grey list’. In pratica, il sistema di predictive text e auto-correct di iOS sembra avere un filtro interno che ignora sistematicamente una serie di parole e frasi. Se provate a usare la funzione swipe-type per scrivere qualcosa che contenga termini borderline, politicamente carichi o semplicemente decisamente poco ‘brand-safe’, il correttore farà finta di nulla, trasformando il vostro messaggio in un ammasso di incoerenze senza senso.

L’esempio tratto dal Guardian è degno di un film di spionaggio di serie B: l’autore cita una frase assurda che coinvolge spie della NSA, MDMA e crisi d’identità in Australia. Se provate a scriverla, l’iPhone vi negherà il supporto. Per noi che viviamo di codice, kernel e customizzazione, questa cosa è un po’ come scoprire che il vostro compilatore ha deciso che certi nomi di variabili sono ‘offensivi’ e quindi non li compila.

Certo, capisco l’argomentazione del marketing: ‘vogliamo un’esperienza sicura e pulita per tutti’. Ma siamo onesti, questo è il classico approccio da playground sorvegliato. Mentre in Italia non siamo ancora ai livelli di controllo di certe legislazioni estere che sembrano voler sterilizzare ogni forma di dissenso o di umorismo nero, il principio resta lo stesso. È quel tipo di controllo invisibile che non ti blocca il dispositivo, ma ti modella il linguaggio, rendendoti meno capace di esprimere concetti complessi o scomodi senza dover combattere contro un algoritmo che ti corregge verso il conformismo.

Non è che mi interessi tanto se la lista contiene insulti o termini politici pesanti, ma l’idea che il software che portiamo in tasca agisca come un editor non richiesto e invisibile è profondamente irritante. È la stessa logica che spinge i grandi vendor a chiudere tutto in giardini recintati dove tutto è perfetto, lucido e privo di qualsiasi traccia di umanità o di disordine.

Insomma, la prossima volta che il vostro iPhone corregge un termine ‘particolare’ in qualcosa di totalmente innocuo e noioso, non cercate di riavviare il dispositivo. È solo la vostra tecnologia che sta cercando di educarvi. E come tutti sappiamo, non c’è niente di peggio di un professore che non ha mai letto un manuale di Linux.

Source: Apple’s grey list: Words and phrases your iPhone won’t help you spell

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