
Esiste un momento preciso in cui ti rendi conto che il codice che hai scritto tre ore fa è una schifezza senza precedenti, ma il vero colpo al cuore arriva quando lo ammette chi ha letteral’inventato il rendering 3D moderno.
Recentemente, John Carmack — sì, proprio lui, l’uomo che ha insegnato ai nostri vecchi PC come vedere la terza dimensione — ha pubblicato una riflessione che sta facendo girare i processori di mezza Hacker News. Non ha postato un nuovo algoritmo rivoluzionario o un leak su un nuovo visore, ma ha deciso di guardarsi indietro e fare un po’ di debugging della sua carriera, elencando alcuni dei suoi errori nei primi anni di attività.
Per noi che passiamo le serate a cercare di far compilare un kernel custom o a capire perché quel sensore ESP32 non risponde al comando, leggere le riflessioni di un mito è come trovare un commento nel codice che dice: «// So che fa schifo, ma non ho tempo per rifarlo». C’è qualcosa di profondamente umano, quasi poetico, nel vedere che anche un luminare della programmazione abbia affrontato quei momenti di ‘technical debt’ esistenziale che tutti noi conosciamo bene.
Naturalmente, non stiamo parlando di decisioni che cambiano la vita a livello legislativo o di qualche nuova direttiva UE che ci obbliga a mettere una password su ogni singolo transistor (per fortuna, se no saremmo spacciati). È una riflessione puramente tecnica e filosofica. Carmack ci ricorda che l’esperienza non è fatta di vittorie, ma di una serie infinita di patch applicate su bug strutturali che pensavamo fossero feature.
Certo, c’è da essere onesti: leggere queste cose su Twitter (o meglio, su X, che tanto ne vogliamo) mentre il resto del mondo sta cercando di venderti l’ennesima AI che scrive poesie mediocri, ha un sapore particolare. Mentre l’hype del momento ci spinge verso soluzioni ‘black box’ dove non sappiamo cosa accada sotto il cofano, Carmack ci riporta alle basi: l’importanza di capire davvero come funzionano le cose, anche a costo di sbagliare pesantemente all’inizio.
In un mondo tech che corre verso l’astrazione totale, dove tutto è gestito da API che non puoi toccare e da cloud che non possiedi, questo post è un invito a non aver paura di sporcarsi le mani e di sbagliare. Se anche il creatore di Quake ha lasciato dei residui di codice legacy nella sua storia, noi possiamo permetterci di lottare con i nostri progetti maker e i nostri script Python un po’ troppo complessi senza sentirci dei falliti.
Insomma, meno hype, più debugging. E se vi capita di fare un casino col vostro ultimo progetto hardware, ricordatevi: è solo un’opportunità per scrivere una versione migliore nel prossimo commit.
Source: There are a few things that I look back on as my mistakes in the early days
