
Esiste una differenza sottile, ma fondamentale, tra l’intento etico di un gruppo e l’effettiva capacità di non lasciare un solo pezzo di plastica nel deserto dopo una festa epica. Molti di noi, abituati a ottimizzare script o a calibrare i parametri di una stampante 3D per evitare i ‘ghost print’, sappiamo bene che senza un sistema di feedback oggettivo, le buone intenzioni sono solo rumore di fondo.
Al Burning Man, il principio del ‘Leave No Trace’ non è più solo una bella frase stampata sulle brochure per hipster in cerca di illuminazione. Hanno implementato un sistema di mappatura e monitoraggio serio per tracciare quello che chiamano MOOP, ovvero ‘Matter Out Of Place’. In parole povere: se lasci cadere un tappo di bottiglia o un frammento di glitter, c’è una mappa che lo segnala, lo misura e lo rende pubblico.
Per chi vive di maker culture, questa è una notizia che fa scattare un piccolo circuito di approvazione. Non è solo ‘ecologia’, è debugging ambientale. Invece di affidarsi al buon senso (che, ammettiamolo, spesso va in crash durante i picchi di carico di un festival), hanno creato un sistema di auditing visivo. Monitorare, mappare e rendere i dati accessibili è l’unico modo per evitare che l’evento diventi l’ennesimo landfill a cielo aperto decorato con installazioni artistiche.
Dal mio punto di osservatorio da smanettone, trovo geniale l’approccio alla trasparenza. Non c’è un report fuffato in stile corporate che dice: ‘Abbiamo pulito quasi tutto, promesso’. C’è una mappatura che ti dice esattamente dove sono i problemi. È un approccio alla risoluzione dei problemi che appartiene alla nostra stessa filosofia: identifica il bug, traccia la latenza, correggi il codice (o, in questo caso, raccogli i detriti).
Cosa significa per noi che amiamo costruire macchine, CNC e progetti hardware? Che l’integrità di un progetto si misura con i dati che produce, non con le slide che presenta. Se vogliamo costruire un futuro in cui la tecnologia e l’ambiente coesistano senza che la nostra produzione di scarti diventi un carico insostenibile, dobbiamo imparare a misurare l’impatto con la stessa precisione con cui misuriamo il voltaggio su un regolatore di tensione.
Speriamo solo che questo sistema di mapping non diventi un modo per i big player dell’organizzazione di fare ‘greenwashing’ tramite dashboard patinate. Ma finché ci sono mappe, dati e una chiara accountability, allora il debug del deserto è ancora in corso. E io sono pronto a guardare i log.
