
Spero che il vostro caffè sia forte, perché la notizia che arriva da Ars Technica è abbastanza amara. Se pensavate che il perimetro di sicurezza del vostro data center fosse blindato dietro firewall impenetrabili e sistemi di intrusion detection degni di un film di Michael Bay, ho una brutta notizia per voi: il problema non è dove si ferma il software, ma dove inizia tutto.
Si parla di una vulnerabilità critica nell’EDK2, il framework che sta alla base di gran parte del firmware UEFI che fa girare i server più importanti del pianeta. Non stiamo parlando di un banale bug in un’app che fa crashare l’interfaccia, ma di una falla che permette l’esecuzione di codice arbitrario durante le fasi primordiali del boot process. In pratica, un attaccante può infilarsi nel sistema prima ancora che il sistema operativo abbia avuto il tempo di dire «sto arrivando».
Per i non addetti ai lavori (o per quelli che hanno deciso di ignorare le notifiche di aggiornamento per pigrizia), il firmware è quel pezzo di codice scritto in una lingua quasi mistica che istruisce l’hardware su come svegliarsi. Se questo strato è compromesso, non esiste patch di Windows, Linux o qualsiasi altro kernel che tenga. Sei già stato hackerato. È come se qualcuno avesse cambiato le chiavi della tua cassaforte mentre tu stavi ancora dormendo, e la cosa peggiore è che la serratura stessa è difettosa.
La cosa che fa rabbia, come sempre, è quanto sia fragile questo ecosistema. Vediamo una vulnerabilità che colpisce la maggior parte dei server sulla faccia della Terra perché c’è una dipendenza massiccia da un unico set di componenti condivisi. È l’incubo del single point of failure, trasposto su scala globale. Non è una questione di leggi italiane o di regolamenti europei che ci fanno venire il mal di testa; qui il problema è strutturale e tecnico, colpisce l’infrastruttura che regge internet stesso, indipendentemente da dove si trovi il tuo rack.
Certo, non è il caso di buttare tutto nel fuoco e dichiarare l’apocalisse digitale, ma è un promemoria brutale del fatto che la sicurezza non è un accessorio che si aggiunge alla fine, ma qualcosa che deve essere integrato nel silicio e nel codice più basso. Se siete dei sysadmin con un briciolo di senso di sopravvivenza, iniziate a controllare i repository dei vostri vendor. E sì, speriamo che il fix arrivi prima che qualcuno decida di trasformare i vostri server in parte di una botnet per minare crypto o qualcosa di altrettanto divertente.
Restate sintonizzati, e occhio ai boot log.
Source: Code-execution flaw in UEFI firmware affects most servers on planet Earth
